Category Archives: l’angolo dei classici del cinema

Donne, arriva il trailer del REMAKE!


Quando parliamo di DONNE parliamo di una pellicola CAPOLAVORO che TUTTI dovrebbero vedere.
Film del 1939 di George Cukor, è ancora oggi considerato GIUSTAMENTE uno dei CLASSICI più femministi e GAY FRIENDLY della storia del cinema. Su quel set si ritrovarono 135 donne e NESSUN UOMO, con un cast che comprendeva attrici del calibro di Norma Shearer, Joan Crawford, Rosalind Russell, Mary Boland, Paulette Goddard, Phyllis Povah e Joan Fontaine.
Oggi, dopo 70 anni, DONNE tornerà al cinema, con Eva Mendes, Meg Ryan, Jada Pinkett Smith, Debra Messing, Annette Bening e Candice Bergen a sostituire le attrici ORIGINALI.
Con TIMORE l’attendo in sala… consigliandovi VIVAMENTE di recuperare l’originale, ecco a voi il trailer del remake…

Suspiria per il Consiglio cinematografico di Dr.Apo!

Per il CONSIGLIO cinematografico della settimana mi dedico al mondo dell’HORROR e a quello che può essere considerato DI DIRITTO uno dei 5 più bei film del genere MAI realizzati… SUSPIRIA di Dario Argento!
Due anno dopo Profondo Rosso Argento si supera, è il 1977, realizzando quello che a mio avviso è il suo CAPOLAVORO assoluto, il film più terrificante e tecnicamente sconvolgente che abbia fatto in vita sua.
Abbandonato il THRILLER/GIALLO che l’ha reso celebre, Dario si dedica all’horror, dando vita al PRIMO capitolo di una TRILOGIA, che dopo 30anni vedrà la parola FINE il 31 OTTOBRE, con l’attesissimo LA TERZA MADRE, presentato in pompa magna alla Festa del cinema di Roma, a cui seguirà pochi anni dopo, nel 1980, l’insipido Inferno.
La trilogia in questione è quella delle TRE MADRI, la Mater Tenebrarum, la Mater Suspiriorum e la più temibile di tutte, la Mater Lachrimarum.
Abbiamo Susy, giovane studentessa americana, che si trasferisce in Germania, a Friburgo, nella celebre e stimana scuola di danza Tanzakademie.
Qui scoprirà ben presto come la scuola non sia altro che un covo di STREGHE, tutte soggette alla REGINA NERA, la terribile Mater Suspiriorum.
Argento si rifà alle FAVOLE classiche, con una strepitosa e angosciosa voce fuori campo iniziale, quasi a voler ricordare il C’ERA UNA VOLTA, ambientando il tutto a Friburgo, nella FORESTA NERA di Hansel e Gretel.

Lo stesso facciata dell’edificio maledetto della scuola è un omaggio all’espressionismo tedesco e al cinema degli anni 30, dal Dottor Caligari al Nosferatu di Lang.
Ma il VERO punto di forza del film è la PAZZESCA fotografia!
Argento vola in Cina per acquistare gli ultimi rotoli di pellicola Kodak usati negli anni Cinquanta per film di fantascienza, rielaborando poi i colori in laboratorio, facendo così di “Suspiria” anche l’ultimo lungometraggio della storia ad avere avuto queste caratteristiche (che ricordano classici come Il mago di Oz). Dal rosso acceso al Blu Profondo, la pellicola è un ORGASMO visivo grazie ad un utilizzo delle luci MAI VISTO prima, capace di terrorizzare lo spettatore come nemmeno il peggior coltellaccio grondante sangue riuscrebbe a fare.
Celebre anche la colonna sonora, come sempre partorita dalla mente GENIALE di Simonetti e i suoi Goblin che, dopo il successo di Profondo Rosso, bissarono a livello MONDIALE con Suspiria, mentre impeccabili anche le scenografie, in un mix di barocco, kitsch e gotico.
Diverse le scene da ANTOLOGIA del cinema:

Dallo STREPITOSO massacro iniziale delle due allieve, a quello lungo ed estenuante in cui Sara, l’amica della protagonista Susy, per sfuggire all’assassino si infila in una finestrella per cadere poi in una stanza piena di grandi matasse di filo di ferro dove, nel dimenarsi nel tentativo di liberarsi, si trova sempre più intrappolata, fino a che, arrivata all’uscita, una mano misteriosa le taglia la gola con un affilato rasoio. Fondamentali come sempre nel suo cinema gli ANIMALI, tra vermi, cani assassini e uccelli dalle piume di cristallo citazionistici.

Fantastica Alida Valli, per un film che NON SI PUO’ non avere nella propria videoteca.
E’ appena uscita una versione in dvd RIMASTERIZZATA, con splendido cofanetto, ad un prezzo accessibilissimo… consiglio a TUTTI di prenderla e di gustarsela, nell’attesa di questa Terza Madre che potremo vedere la notte di Halloween.
Nel frattempo MARTEDI 23 OTTOBRE serata ARGENTO alla Festa del cinema di Roma con TUTTE e tre le PROIEZIONI, Suspiria-Inferno-Terza Madre, per un appuntamento semplicemente IMPERDIBILE! Se ancora li trovate COMPRATE IL BIGLIETTO!

Susy Benner decise di perfezionare i suoi studi di balletto nella più famosa scuola europea di danza. Scelse la celebre accademia di Friburgo. Partì un giorno alle nove di mattina dall’aeroporto di New York e giunse in Germania alle ore 22:45 ora locale

VOTO:10

Viale del Tramonto, per il consiglio cinematografico di Dr.Apo

Per il consiglio cinematografico della settimana mi rifaccio ad un GENIO della cinematografia mondiale, 8 oscar vinti, 4 per la regia e 4 per la sceneggiatura, e una decina ALMENO di gioielli indimenticabili, tra i quali Viale Del Tramonto… parlo ovviamente del PADRE della commedia, Billy Wilder!
Girato nel 1950, Viale del Tramonto è a tutti gli effetti uno dei film più importanti e geniali della storia del cinema.
Wilder si INVENTO’ la voce fuori campo di un MORTO che ci racconta la pellicola, oggi inflazionatissima ma nel 1950 mai PENSATA prima, con la celebre frase “prima che gli altri vi raccontino questa storia deformandola, sono certo che vi piacerebbe sapere la verità; la pura verità”, diventata di CULTO come tutta la pellicola che in qualche modo da questo momento in poi presenta.
Wilder dette vita al più caustico e sardonico film nero sul mondo di Hollywood, tra il melodramma e l’HORROR, il tutto per raccontare il TRAMONTO di una diva, il tema del tempo che passa senza se e senza ma, portandosi via la giovinezza, le speranze e le possibilità.
Cinico, duro, con attori SUPERBI, su tutti una strepitosa Gloria Swanson e un’immenso Erich von Stroheim, una sceneggiatura mostruosa, scritta a 4 mani dallo stesso Wilder e Charles Brackett, per una TRAGEDIA dei nostri giorni, attuale ancora oggi, a 57 anni dalla sua uscita in sala.
Abbiamo una vecchia diva del cinema muto che non sa rassegnarsi all’oblio, al passare degli anni, alle prime rughe, al cinema che si evolve, all’avvento del sonoro, e che attraverso il suo ultimo amore arriva prima all’omicidio, poi alla follia.
L’immagine del corpo di lui che galleggia sulla piscina, seguita dalla stessa voce di lui che, da MORTO, racconta la trama, è semplicemente STORIA DEL CINEMA, immortalata negli anni e celebrata da centinaia di altri film.
Un crudele, cinico e diretto apologo sulla grandezza e decadenza del MITO di Hollywood, visto non più come fabbrica di sogni dell’età dell’oro, capace solamente di dispensare amarezze e atroci illusioni, come riletto anche in Cantando sotto la Pioggia, tra scene MITICHE, basti pensare alla partita a carte di Bogart, e scene quasi oniriche, come quella del funerale della scimmia.
Da vedere e recuperare PER FORZA.

Happiness, per il consiglio cinematografico di Dr.Apo!

Per il consiglio cinematografico della settimana prendo in considerazione un film del 1998, assolutamente GENIALE… HAPPINESS!
Scritto e diretto da Todd Solondz, che prima di questa pellicolà giro un altro stracult, Fuga dalla Scuola Media, la pellicola mette in mostra le atrocità nascoste d’America, prendendo in esame un’apparentemente normale e tranquilla coppia in via di separazione, con tre figlie insoddisfatte, capaci di nascondere in realtà una serie di perversioni e pulsioni assolutamente distruttive.
Se a questo ci aggiungiamo gli amici e i vicini di casa, sulla loro stessa linea d’onda, abbiamo un’eccezionale quadro del banale, mostruoso in tutta la sua noia, preso a fucilate d’ironia, nera, controcorrente e trasgressiva.
LE casette perfette, i giardini curati, i sorrisetti tra vicini, la lontananza dalla METROPOLI, in un angolo di paradiso, a Gordaen State, dove la pace e la tranquillità dominano la scena, dipingono un SOGNO AMERICANO che in realtà è un INCUBO da vivere giorno dopo giorno!
Il reprimere istinti e pulsioni in continuazione porta TUTTI i protagonisti della pellicola a insoddisfazione, malessere e frustazioni incalcolabili
L’Es freudiano imprigionato in una gabbia dorata,capace di portare chiunque alla depressione più evidente e pericolosa, il non lasciar MAI uscir fuori le proprie emozioni, il proprio istinto, portano tutti i protagonisti alle conseguenze più estreme.
Solondz dipinge il quadro con una freddezza impeccabile, una ferocia inaudita, realizzando una pellicola assolutamente fuori da ogni canone, schema o genere cinematografico.
Lo spettatore viene letteralmente stuprato della propria decenza e delle proprie inibizioni attraverso immagini e dialoghi fortissimi, al limite della sopportazione, come quella SCHOCK della confessione del pedofilo,in grado di rappresentare in maniera impeccabile tutta quella parte di società che accumula rancore, sensi di colpa, frustrazioni, indossando una maschera esterna di apparente tranquillità, internamente completamente differente, pronta ad esplodere nel SESSO più estremo e patologico.
La scena iniziale racchiude in se tutto lo spirito sconvolgente del film, in pochi minuti Solodtz riesce immediatamente a far capire allo spettarore come il titolo sia pura ironia, cruda e nera, perchè di felicità a questo mondo ce n’è davvero poca.
Semplicemente strepitoso il cast, su tutti un fantastico Philip Seymour Hoffman, la pellicola, controversa già dall’autoderisorio titolo, che all’epoca trionfò a Cannes, per essere poi censurata negli states, con il pesantissimo rifiuto del Saudance Film Festival, è diventata negli anni di CULTO, come il suo geniale regista, simbolo di tutti quei film capaci di scoperchiare ciò che la società ha diligentemente nascosto agli occhi di tutti, chiudendolo in un letamaio, pronto finalmente a mostrarsi, in tutta la sua cinica mostruosità.

Demoni e Dei per il Consiglio cinematografico di Dr.Apocalypse!

Per il consiglio cinematografico della settimana prendo in esame un vero e proprio gioiello del 1998, DEMONI E DEI!
Diretto da Bill Condon, interpretato da un Ian McKellen semplicemente in STATO DI GRAZIA e da un Brandon Fraser per la prima volta in vita sua VERO ATTORE, Gods and Monsters ripercorre gli ultimi giorni di vita del leggendario James Whale, morto suicida il 29 maggio del 1957, padre del mitico primo Frankenstein cinematografico, omosessuale dichiarato.
Basato sul romanzo “leggendario” Father of Frankenstein di Christopher Bram, Demoni e Dei è il primo film non di genere a stabilire una connessione esplicita tra gli orrori della guerra e l’industria dell’horror di quegli anni.
L’omosessualità, mai nascosta e sempre esibita, in un tempo dove il tabù era enorme, di Whale viene esplorata come metafora dei mostri e degli emarginati che hanno sempre popolato i suoi film.
Condon non ci regala un banale e scontato biopic, costruisce la pellicola e gli ultimi giorni di vita di Whale cercando di palesare il rapporto tra il regista stesso e la propria omosessualità, partendo da quei demoni che hanno inseguito tutta la sua vita, fino ad arrivare agli “dei” che hanno alimentato la sua creazione artistica.
La mente oramai malata di Whale ricorda vecchi amori mai sopiti, immagini dei propri film, vere e proprie allucinazioni che trovano conforto nel giovane e aitante giardiniere, Brandon Fraser, che James amerebbe avere tutto per se, senza trovare però riscontri positivi.
Lo seduce, lo provoca, lo ammalia con discorsi d’altri tempi, che narrano di una Hollywood fantastica ma oramai lontano ricordo, per uomo che è giunto alla soglia della fine, angosciato da un corpo che non corrisponde più al desiderio, e che tenta inutilmente di ritrovare il piacere d’un tempo lontano.
Ma James ha anche un altro esplicito obiettivo: dal giardiniere, Clayton, ultimo “amante” contro la sua stessa volontà, vuole essere ucciso.
Film intimista, dai lunghissimi monologhi, incentrato sulle due pazzescheinterpretazioni di McKellen e Lynn Redgrave, incredibilmente toccanti alcune scene, una su tutte quella in cui uno smarrito Whale, dopo aver ritrovato Boris Karloff ed Elsa Lanchaster, con le immagini della Moglie di Frankenstein che si mescolano ai vecchi ricordi delle autentiche atrocità della guerra, decide di non rispondere più a domande sugli horror di Hollywood sottolineando come “GLI UNICI MOSTRI, SONO QUI”… quanto ha ragione…

Freaks per il consiglio cinematografico di Dr.Apo

Per il consiglio cinematografico della settimana vado decisamente indietro con gli anni, addirittura al 1932, quando un’America sconvolta dal crollo della borsa del 1929, in piena depressione, iniziò a cercare rifugio nel cinema dell’orrore, con il Dracula di Browning prima, il Frankenstein di Whale, il Dr.Jekill e Mr.Hide, ma soprattutto con un capolavoro incompreso all’epoca ma fortunatamente rivalutato poi, FREAKS!
Diretto sempre da Browning, che con un circo era realmente scappato all’età di soli sei anni, la pellicola è una fantastica metafora su coloro che non vengono accettati dalla società perchè diversi, e per questo emarginati, trattati come mostri, come FREAKS da deridere e umiliare.
Un’utentica allegoria su come i REALI mostri non siano i DIVERSI ma i NORMALI, perfidi e infimi come solo gli uomini sanno essere.
La lavorazione della pellicola è diventata pura leggenda.
I “freaks” che vennero portati sul set erano tutti reali, Browning aprì un vero e proprio casting in tutti i circhi ambulanti e nei vaudeville di tutti gli Stati Uniti per trovare uomini e donne deformate, senza gambe e braccia, tutto era reale, nessun make up venne realizzato o preso in esame.
L’orrore sconvolse immediatamente le prime della pellicola, con svenimenti e malori in sala, capaci di rendere da subito la pellicola MALEDETTA.
La censura calò come una mannaia sul film, tagliandolo di oltre mezz’ora, con le scene più crude e cruente cestinate per sempre.
Il risultato fu un flop clamoroso che incise sul futuro di Browning, costretto a chiudere la carriera di regista pochi anni dopo.
Solo negli anni 60, in piena rivoluzione sessuale, con un blando tranquillante, il TALIDOMIDE, capace di causare la nascita di 10.000 neonati malformati negli states riportando su tutti i giornali l’orrore dei mostri, la pellicola venne rivalutata, con una retrospettiva dedicata anche dalla Mostra del cinema di Venezia.
La stessa Diane Arbus individuò la propria mitica strada nel campo della fotografia dopo aver visto proprio Freaks. Era l’ottobre del 1961, nel New Yorker Theatre di Manhattan, qui la Arbus rimase folgorata.
La trama della pellicola è semplice, inquietate e sconvolgente al tempo stesso.
Siamo in un circo, ricco di personaggi di ogni tipo.
Una bellissima trapezista, la vamp Olga Baclanova, sposa un nano esclusivamente per denaro.
Durante il banchetto di nozze viene festeggiata dai fenomeni da baraccone del circo e accettata come “una di noi” ma lei , osando l’inosabile, declina l’offerta, perchè non “una di loro”, non un FREAK.
Il rifiuto non viene perdonato da nessuno e all’interno del gruppo di “mostri” tutti sono in fibrillazione per fargliela pagare, nel modo più sconvolgente possibile…
Semplicemente PAZZESCO l’epilogo della pellicola, con una delle scene più spaventose di tutti i tempi, per un film che non può non essere visto ne conosciuto, “vecchio” di 70 anni ma mai attuale come in questo momento, in una società che progredisce in tutto, tranne che nell’accettazione di quei “diversi” che di anormale non hanno proprio nulla, se non l’incredibile forza di saper sopportare ogni sfottò e ingiustizia immaginabile, e noi gay dovremmo saperne qualcosa…
Cliccate QUI per vedere TUTTA la pellicola, che è oramai di pubblico dominio….

Serata Mary Poppins!

Oddio che film… INCOLLATO A RAI2!
Julie TI AMOOOOOOOOO!

Eva Contro Eva per il consiglio cinematografico di Dr.Apocalypse

Per il ritorno del Consiglio Cinematografico del sottoscritto pesco a PIENE MANI nell’archivio dei CAPOLAVORI del cinema.
A tutti quelli che ogni volta mi chiedono QUAL E’ il mo film preferito, dopo averci pensato un’ora, spessissimo rispondo proprio EVA CONTRO EVA!
All About Eve esce nel 1950, diretto dal grandissimo Joseph L. Mankiewicz ed interpretato da una mostruosa Bette Davis, con una comparsata di una giovanissima e ancora sconosciuta Marylin Monroe.
Il film è un fantastico e impietoso ritratto del mondo teatrale, rapprasentato come un covo di serpi assetate di fama e pronte a tutto pur di ottenerla, vera e propria metafora dei rapporti sociali di oggi.
Abbiamo una graziosa, docile e apparenemente innocua ragazza, Eve Harrington, ovvero Anne Baxter, che passa tutte le sere fuori dal teatro in attesa che il suo mito, Margo Channing, ovvero Bette Davis, esca dopo lo spettacolo, solo per poterla vedere.
Una sera, notata da Margo, Eve viene invitata ad entrare in camerino, soddisfando finalmente il suo sogno.
I modi gentili e premurosi e i tanti complimenti ricevuti convincono Margo ad assumere Eve come sua personalissima segretaria, non sapendo a cosa in realtà sta andando incontro.
Il reale obiettivo di Eve, ambiziosa e astuta arrampicatrice, è infatti quello di scalzare Margo dal trono teatrale, e le manovre per usurpargli Broadway iniziano immediatamente.
Il ciclone Eve porta scompiglio nella vita della povera Margo, in quella del marito regista, del suo commediografo e di sua moglie. Solo il cinico critico drammatico George Sanders riuscirà ad intuire le reali intenzioni di Eve, ammirandone l’audacia, la perfidia ed il perfetto modello d’inganno, diventando suo complice.
Il piano si completa quando Eva una sera sostituisce Margo a Teatro, e ottiene uno straordinario successo di pubblico e di critica…
Fantastici i dialoghi, brillanti e taglienti al punto giusto, perfetta la regia, MITICO il cast, 6 premi Oscar vinti, 14 nominations, record dei record, palma d’Oro a Cannes, omaggiato da Almodovar in Tutto su mia Madre, ICONA GAY grazie al particolare e AMBIGUO rapporto tra Bette Davis e la sua STORICA amica, Eva contro Eva è uno di quei film praticamente PERFETTI che NON possono NON piacere.
Una macchina da guerra costruita con minuziosissimi particolari, senza sbavature di nessun tipo, con un finale GENIALE da “legge del contrappasso”, ancora oggi, dopo 57 anni, attuale nel suo smisurato cinismo.
Per tutti quei PAZZI che ancora non l’hanno visto un solo consiglio… MUOVETEVI AD ANDARE IN VIDEOTECA, e affrettate pure il passo!

Perchè non fare Sister Act 3?


Ieri sera in prima serata su Rai1 è passata l’ennesima replica di Sister Act, film che avrò visto almeno 20 volte, compresa quella al CINEMA, a soli 10anni, ma che ogni volta rivedo con enorme piacere, e non credo di essere stato l’unico visto l’ottimo risultato ottenuto in termini di share, vicino al 23%.
Sister Act uscì il 29 maggio del 1992 e fu immediatamente un successo clamoroso.
Al primo weekend di programmazione negli Usa incassò 11,894,587 dollari, il passaparola poi fece lievitare il totale a 139,605,150 dollari, diventati poi 231,605,150 nel mondo.
Whoopi Goldberg, in quegli anni sulla cresta dell’onda, divenne una vera e propria icona, nelle vesti dell’indimenticabile Deloris Van Cartier/Maria Claretta.
Accanto a lei una semplicemente superba
Maggie Smith, terribile madre superiore, e Harvey Keitel, perfido boss malavitoso.
Il successo, di critica e di pubblico, fu tale che un secondo capitolo venne quasi da se, arrivando così l’anno successivo.
Sister Act 2, anch’esso visto al cinema, non fu neanche lontanamente paragonabile al precedente episodio, e i risultati al botteghino furono nettamente inferiori, fermandosi a 57,319,029 dollari per il solo mercato statunitense, addirittura meno della metà del primo capitolo.
Oggi son passati ben 14 anni da quando Whoopy Goldberg ha smesso i panni di Suor Maria Claretta.
Il successo di quegli anni è andato lentamente diminuendo, fino quasi a sparire del tutto.
Ora mi chiedo io… visto che ad Hollywood le idee originali sono un lontano ricordo, e il fondo dei sequel più assurdi oramai si sta per raschiare, perchè non riportare in vita Sister Act?
Sarebbe davvero così restia la Goldberg a riprendere le vesti di Deloris Van Cartier?
Voi un tentativo, di fronte ad una buona sceneggiatura e non ad una ciofega come quella di Sister Act 2, non lo fareste proprio?
Sarà stata la replica di ieri sera, ma io è tutto il giorno che ci penso!
Nel frattempo per rinfrescarvi la memoria, nel caso ne aveste bisogno, tre filmatini giusto per NON DIMENTICARE la mitica Whoodi…



Che fine ha fatto Baby Jane? per l’angolo del consiglio cinematografico di Spetteguless!

Questa settimana vanno in FERIE tutte le rubriche, per tornare poi a settembre, compresa quella del lunedì, dedicata al CONSIGLIO cinematografico del sottoscritto.
Rubricozza che oggi si occupa di un vero e proprio capolavoro del genere, un film che ADORO e conosco a memoria, Che fine ha fatto Baby Jane?
Thriller del 1962 diretto da Robert Aldrich, candidato a 3 premi Oscar, di cui uno vinto, la pellicola regge sulle spalle di due attrici semplicemente DIVINE: l’immensa, indimenticabile e strepitosa Bette Davis, ovvero la mia attrice preferita e la magnifica Joan Crawford.
La prima è un’ex bambina prodigio, Baby Jane per l’appunto, che non ha saputo rifarsi una carriera come attrice adulta, la seconda è stata una diva del primo sonoro fino all’incidente d’automobile che l’ha inchiodata sulla sedia a rotelle.
Bette Davis, ormai impazzita, mette in opera un piano di inaudita sopraffazione sulla sorella, segregandola in camera, contraffacendone la voce al telefono e la firma sugli assegni, facendole trovare sotto l’argenteo vassoio della colazione uccelli stecchiti e topi: quanto alla Crawford, che un tale trattamento riduce in fin di vita, sembra la vittima incolpevole di una follia distruggitrice, ma nulla è come sembra… Che fine ha fatto Baby Jane non è un horror ma nemmeno commedia, un thriller particolare che cerca di prendere i temi cari sia al primo che al secondo genere, con schemi gotici e tecniche hitchcockiane, strizzando l’occhio al capolavoro wilderiano Viale del Tramonto, in una sorta di visione aggiornata agli anni 60.
Spesso al limite del ridicolo e del kitsch, vestita da bambola con un pesantissimo trucco, la diabolica Bette Davis interpreta forse la sua ultima grande parte cinematografica, diventando DI DIRITTO una delle icone psicopatiche degli ultimi 50 anni.
Le due sorelle vivono nella finzione, nel rimpianto, nell’alienazione e nella crudeltà che provano nei confronti dell’altra, sempre all’interno di quella maledetta casa di hitchcociana memoria.
Il tema del successo, prima toccato con mano, poi scomparso, diventa responsabile diretto di una pazzia che tocca vette estreme, con un gioco costante di punti di vista che a un certo punto della pellicola tende a far invertire il senso di disprezzo o di approvazione da parte dello stesso spettatore nei confronti delle due immense protagoniste.
Assolutamente indimenticabile il finale folle, pietoso, con quel macabro picnic sulla spiaggia, Che fine ha fatto Baby Jane? resta un vero GIOIELLO degli anni 60 che NON PUO’ non esser visto, anche solo per apprezzare due interpretazioni da storia del cinema.
Grandissimo film.

Goodbye Mr.Holland per il consiglio cinematografico di Dr.Apo!

Per il CONSIGLIOTTO di Dr.Apo di questa settimana vi tiro fuori dalla mia videoteca un GIOIELLO del 1995, che all’epoca vidi anche al cinema, per poi rivederlo in vhs credo una VENTINA di volte, Goodbye Mr.Holland Opus!
Diretto da Stephen Herek e interpretato da un MAGNIFICO Richard Dreyfuss, che ottenne una nomination all’Oscar, letteralmente SCIPPATO da Nicolas Cage che lo vinse interpretando un UBRIACONE, la pellicola segue il filone del cinema sull’insegnamento, alla Attimo Fuggente per intenderci, ripresa dal titolo italiano, visto che il titolo originale è semplicemente Mr.Holland Opus, con l’allusione al classicissimo Goodbye Mr.Chips.
Sceneggiato OTTIMAMENTE da Patrick Sheane Duncan, il film non cerca di LIMITARSI al CLASSICO film sulla figura dell’insegnante che diventa MENTORE per i propri studenti, riuscendo invece a miscelare uno script biografico a una panoramica sugli ultimi 30 anni di storia americana, sociale e musicale, passando per un musical e a un dramma sulla vocazione artistica e musicale degli stessi protagonisti.

Il film narra della vita di Glenn Holland, promettente compositore costretto a fare l’insegnante di musica, per colpa del vile ma necessario denaro, in una scuola superiore per quasi tutta la vita.
L’insegnamento, inizialmente vissuto controvoglia come una sorta di rifugio provvisorio in attesa di tempi migliori, lo coinvolge sempre di più, fino a trasformare la sua frustrazione per le ambizioni artistiche sacrificate, in una vera e propria realizzazione esistenziale.
Dopo 30 anni di carriera passati tutti all’interno della stessa scuola, costretto alla pensione, Holland potrà guardare con orgoglio le quattro generazioni di studenti sulle quali è riuscito ad avere un’influenza capitale, attraverso una festa finale a sorpresa che finirà per ridargli tutte quelle soddisfazioni personali, a livello musicale, che per 30 anni aveva dovuto con rabbia sopprimere…
In tutto questo riescono ad entrare i problemi familiari di Holland, paradossalmente compositore padre di un bambino sordo, ben 30 anni di storia americana, dai rivoluzionari anni 60 al Rock’n Roll, dal Vietnam all’assassinio di Bob Kennedy, dalla morte di Lennon alla recessione economica degli anni 90, che costrinse il Governo americano a tagliare le spese per l’insegnamento, a scapito proprio delle materie artistiche, come la musica.
Dreyfuss è semplicemente STREPITOSO nell’interpretare un professore prima rigido, inflessibile e represso, un marito felice e un padre amorevole, per poi trasformarsi in un professore orgoglioso del proprio lavoro e dei propri studenti e un padre incapace di comprendere i problemi del figlio, diventato sordo proprio per colpa di una manifestazione musicale.
Il film riesce a cavalcare tutto questo in maniera abbastanza lineare, senza mai perdersi per strada o lasciare quesiti irrisolti, fino al finale struggente e commovente dove un Dreyfuss emozionatissimo per l’opera di tutta una vita finalmente realizzata, dai suoi stessi studenti, riesce a commuovere chiunque si trovi di fronte allo schermo, che sia tv o cinema (io piango TUTTE le volte che arrivo alla fine!), concludendo così una vera e propria saga biografica in grandissimo stile.
Semplicemente imperdibile.