Suicida per dire no ai matrimoni gay: questi i commenti dei lettori de IlGiornale

Era dichiaratamente omofobo, aveva 78 anni e aveva annunciato via blog di voler mettere in scena una clamorosa protesta contro i matrimoni gay.
Lo ha fatto, suicidandosi nella cattedrale di Notre Dame, a Parigi.
Si chiamava Dominique Venner, era uno scrittore e la sua folle ‘trovata’ è stata così commentata da alcuni lettori de IlGiornale (‘Ucciso dalla lobby gay‘ il titolo di domani?).
Che dire.
W l’Italia.
E soprattutto avanti il prossimo.

 

Gay Pride: perché andrebbe difeso con le unghie – ecco tutte le date dei Pride cittadini

Il qui presente non si stancherà mai e non smetterà mai di difendere il gay pride in quanto strumento ancora tangibile per rivendicare diritti, appartenenza e soprattutto presenza, al grido di ‘noi ci siamo, esistiamo, eccoci‘.
In un Paese come il nostro, volgarotto, omofobo e tendenzialmente ‘inspiegabile’, esiste una spaccatura persino all’interno della comunità gay nei confronti del gay pride. Pensare che esistano omosessuali in giro per il mondo, vedi i russi, che darebbero un braccio per poter ‘sfilare’ nelle strade della loro città, mentre qui in Italia ne esistono tanti altri che non solo non vi partecipano ma addirittura lo attaccano, fa sinceramente cadere le braccia. Da sempre credo e sostengo che chi arrivi a tanto non abbia MAI realmente preso parte ad un gay pride.
Non ho le controprove, ovviamente, ma me ne fotto. Ne sono convinto.
Perché il Pride non è solo lustrini, transessuali mezze nude, tanga, tacchi a spillo, carrozzoni e musica sparata a tutto voluto, come da sempre ci raccontano i media generalisti (e com’è giusto che sia, rappresentando una ‘comunità’ variegata e libera di far quel che cazzo ritiene più adatto). E’ tanto, tanto, ma tanto altro ancora. Così tanto altro che solo chi non vi è mai stato può non averlo visto e toccato, tanto da condividerlo e difenderlo.
Per questo dopo le folli parole del parlamentare PDL che ha avuto il coraggio di dar la colpa a NOI gay dell’esistenza dell’omofobia, a suo dire figlia proprio dei trasgressivi e provocatori gay pride, ho deciso di anticipare i tempi e riassumere i tantissimi appuntamenti che marcheranno la stagione dei Pride nazionali (se ne ho saltato qualcuno segnalatelo).
Città per città, data per data, tappa per tappa, da nord a sud, in giro per l’Italia.
Migliaia di km per migliaia di cittadini, gay, etero, bisex, lesbiche e transgender, chiamati in strada per chiedere solo e soltanto rispetto ed eguali diritti. Divertendosi. Quei diritti che se concessi, dopo oltre 50 anni di sfilate, non solo finirebbero per non togliere nulla a chi già li detiene, ma svuoterebbero di significato la stessa istituzione del Pride. Che per sparire e perdere di senso, miei cari detrattori, andrebbe prima appoggiato nelle sue decennali e storiche battaglie. Che solo uno stolto non riuscirebbe a cogliere, dietro l’ostentata, colorata ed immancabile cascata di paillettes.

- Torino Pride – 8 giugno
– Barletta Pride – 8/15 giugno
- Vicenza Pride – 15 giugno
– Roma Pride – 15 giugno
– Palermo Pride – Gay Pride Nazionale – dal 14 al 23 giugno
– Bologna Pride – 29 giugno
– Cagliari Pride – 29 giugno
– Napoli Pride – 29 giugno
- Versilia Pride – Torre del Lago – 6 luglio
- Milano Pride – 25/29 giugno


Rihanna senza pace: arriva un nuovo album

Sto lavorando con Mariah, sto lavorando con Jennifer Lopez. Ho appena finito un paio di canzoni con Jessie J e ho anche scritto un paio di pezzi che verranno presi in considerazione per il nuovo album di Rihanna“.
Parole e pensieri del produttore Darkchild, via The Source.
Ma ora riavvolgiamo velocemente il nastro.
agfgvnskorhgcppae jhhvhgramamzjhfhghtuey snssskehrhfhx 2485kdmamahhdu. Nuovo album di Rihanna‘.
Oh cazzo. Ma datele e dateci pace, porca mignotta.

Jason Beitel nudo per Darren Black – le foto

E’ sia un ballerino che un modello che un coreografo, ha ballato sul palco insieme ad artisti del calibro di Kylie Minogue, Lily Allen, Ida Corr, Anastacia, Lulu e Chaka Kahn, ha sfilato per Adidas ed ora insegna jazz contemporaneo a Londra. Senza però dimenticare la propria bellezza, qui immortalata dal fotografo Darren Black.
Lui è Jason Beitel, e vi aspetta dopo il saltino augurandovi buon pomeriggio.

L’omofobia esiste per colpa dei gay: il Pdl Antonio Leone si supera

L’omofobia spesso è causata anche dagli eccessi dei Gay Pride. E’ esattissimo che, se ci fossero meno provocazioni e ostentazioni, probabilmente ci sarebbe meno omofobia. Se vuoi la normalità, la devi chiedere in modo normale, altrimenti diventa una eccezionalità, una esagerazione che fa irrigidire. Sostenere i matrimoni gay attraverso un Gay Pride che si presenta anche davanti a bambini, due uomini che si baciano, due donne che si toccano, fa parte di un impulso esagerato per mettere sul tavolo i problemi che ci sono”. “Detto questo, l’omofobia va combattuta con una legge molto dura in merito. Ci sono temi su cui bisogna mettere le mani, il problema è legato al modo di portare avanti le proprie idee”. “Perché l’omofobia è più stimolata da atteggiamenti estremi, emulazioni ed esasperazione delle posizioni. Le radicalizzazioni non portano da nessuna parte, è auspicabile la moderazione da parte di chi chiede tutela come da chi la deve dare, in modo da favorire una riflessione seria per inquadrare giuridicamente la tutela di alcuni diritti delle minoranze”.

Ebbene sì.
Signore e signori, se ci urlano FROCIO, RICCHIONE, FINOCCHIO, se ci picchiano e ci sputano addosso, se ci insultano e ci minacciano, se ci deridono e licenziano, se subiamo torti e non abbiamo diritti, è solo e soltanto per COLPA NOSTRA. Colpa del Gay Pride, delle provocazioni e delle nostre ostentazioni.
Parole e pensieri del parlamentare PDL Antonio Leone.
Un ragionamento talmente folle da poterlo serenamente traslare alle donne e agli stupri che quotidianamente finiscono sulle pagine di cronaca. D’altronde provocano, se stronze. Vanno in giro in gonna, sui tacchi, truccate, con il seno marcato. Normale che un uomo poi gli salti addosso. No?
Ora, qui ci si chiede con assoluta serenità: ma un soggetto simile, di grazia, come cazzo può sedere in parlamento?

Ancora omofobia al Liceo SOCRATE di Roma

Rivendicazioni di estrema destra. Ancora una volta, 3 mesi dopo il virgolettato “Al rogo, vi uccidiamo“, e nei giorni in cui il Liceo aveva proiettato dei video realizzati con il Gay Center per invitare i ragazzi a fare coming out.
Tutto questo in una città che negli ultimi 5 anni ha dovuto sopportare l’onta di un fascio al Campidoglio. Domenica si vota.
C’è bisogno e necessità di cambiare pagina.
Per rinascere, e fare in modo che frasi simili, sulle mura delle scuole romane, non siano più tollerabili e contemplabili.

The Sound Of Change Live Concert: a sorpresa presenta MADONNA

La notizia che non ti aspetti.
Madonna come Geppy Cucciari. Da Piazza San Giovanni a Londra.
L’attesissimo The Sound Of Change Live Concert, evento musicale che si terrà al Twickenham Stadium, il prossimo 1° giugno, sarà infatti presentato da sua maestà mrs. Ciccone (tutto? un’esibizione? le televendite?).
Semplicemente pazzesco il cast:

Abishek
Aishwarya Rai Bachchan
Beyonce
Blake Lively
Ellie Goulding
Florence + the Machine
Freida Pinto
Gloria Steinem
Gordon e Sarah Brown
HAIM
Humaira Bachal
Iggy Azalea
Jada Pinkett Smith
James Franco
Jennifer Lopez
Jessica Chastain
John Legend
Kylie Minogue
Laura Pausini
Leymah Gbowee
Mpho Tutu
Rita Ora
Sharmeen Obaid-Chinoy
Timbaland
Zoe Saldana

CHIME FOR CHANGE lo slogan dell’evento, voluto da GUCCI per sostenere le donne di tutto il mondo e pronto a partire alle ore 18, per poi chiudersi dopo 4 ore di musica, tra inattese collaborazioni e duetti spiazzanti. E Madge versione Mike Bongiorno. Allegriaaaaaa!

 P.S. grazie a Madonna Universe per la segnalazione!

La Dolce Bellezza di Paolo Sorrentino – è Grande cinema

Una Roma ipnotica, magica, surreale, condita da scorci incredibili e luci praticamente uniche. Una Roma che uccide con la sola propria bellezza. Una Roma che fagocita e conquista, promette ed illude. Una Roma felliniana evolutasi in peggio, tra freak contemporanei e quel vuoto culturale che annebbia l’Italia intera.
Una Roma raccontata con unica maestria dal più grande regista vivente nostrano, ovvero quel Paolo Sorrentino che con La Grande Bellezza ha dato vita ad un titolo che visto tra 30 anni continuerà a dipingere  l’Italia di oggi, di questi anni 2000. Un’Italia culturalmente piegata su se’ stessa, vuota, volgare, gonfiata dal botox e da inutili parole che riecheggiano nelle bocche ridondanti dell’alta borghesia capitolina. Annoiata e portata a ‘trascinarsi’, tra party e trenini, che ovviamente non conducono da nessuna parte.
Virtuosistico e stilisticamente strabiliante, lirico ed avvolgente, La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino è la Dolce Vita di oggi.
Esplicito e voluto l’omaggio a Federico Fellini, che intreccia 8 e 1/2 e Roma, condito dall’immancabile colonna sonora spiazzante, da uno stile registico più unico che raro, visionario, a tratti persino lynchiano, ambiguo, sacro, profano, proustiano e mistico. Sicuramente troppo lungo, La Grande Bellezza dimostra l’assoluta vitalità del cinema italiano, che non potrà e non dovrà uscire a mani vuote dal Festival di Cannes, perché questo Sorrentino non ha nulla da invidiare a nessuno. Trainati da un mastodontico Toni Servillo, passeggiamo quasi sbigottiti nella Roma di oggi, disarmante per quanto ‘brutta’ nei suoi rappresentanti eppure sublime, perché di una bellezza millenaria e tranciante. Il volto quasi tumefatto di una straordinaria Sabrina Ferilli, mai vista in un ruolo tanto importante, esteticamente volgare ma finalmente ‘umana’, e soprattutto mai così brava; il corpo ormai andato di una sorprendente Serena Grandi, coraggiosissima nel rimettersi in gioco attraverso una parte così complicata che potremmo definire a specchio; l’immagine malinconica di un Verdone ‘tradito’ dalla bellezza di Roma, da sempre santa e soprattutto puttana, tra cardinali incapaci di comunicare, idolatrate sante che mangiano solo radici e suore di clausura che ammiccano con pudore ad aitanti indigeni.
Ne La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino c’è il cinema di un tempo, quello che ancora oggi guardiamo con ammirazione e nostalgia, ma soprattutto la realtà dei nostri giorni, che fa rima con disfacimento culturale, sociale, religioso e politico. Qui perfettamente amalgamato all’interno di un’opera criptica, a tratti quasi incomprensibile, tra Giraffe comparse dal nulla e fenicotteri in volo sul Colosseo, ma di un coraggio e di una bellezza conturbante. Tanto da toglierti il fiato e obbligarti a pensarci. Ancora. Anche 24 ore dopo la sua proiezione. Come sta accadendo al sottoscritto.
Semplicemente grazie.
Grazie Paolo Sorrentino.

Grown Woman di Beyonce: ecco la FULL version

Pepsi o non Pepsi, incinta o non incinta, sbiancamento o non sbiancamento, dite pure quel che cazzo vi pare ma questa Grown Woman spacca.
Ma spacca proprio.
Con un lancio adeguato potrebbe seriamente diventare tormentone estivo. E brava culona.

X-Factor Usa: arrivano Kelly Rowland e Paulina Rubio

E’ ufficiale.
In casa X-Factor Usa si sono dati al risparmio.
Al fianco di Simon Cowell e Demi Lovato, infatti, non vedremo più Britney Spears e L.A. Reid, bensì Kelly Rowland e Paulina Rubio.
Esatto.
Proprio la Rubio, finita a fa le treccine in spiaggia a Capocotta, è stata ripescata da Re Simon, per la prima volta affiancato da 3 donne.
Per la Rowland sarà un ritorno dietro il bancone, avendo già giudicato i cantanti di X-Factor Uk nel 2011, mentre Paolina, battute a parte, ha partecipato all’ultima versione messicana di The Voice. Come coach, e non come donna delle pulizie.
Peccato che dopo una stagione dai risultati auditel tutt’altro che clamorosi, e con Britney in squadra, rilanciare la sfida con Kelly Rowland e Paulina Rubio sia decisamente un pelo poraccio. No dico… noi c’avemo Mika. Prendi e porta a casa Simon.