Sanremo 2020, Mogol direttore artistico? Criticò Soldi e premiò Luca era Gay di Povia

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“La canzone è carina e lui mi sembra un ragazzo umile, forse il testo si potrebbe migliorare”.

Parola di Mogol, quando Soldi di Mahmood arrivò a Sanremo, per poi vincere il Festival, sbancare l’Eurovision, spopolare in radio, diventare la canzone italiana più ascoltata di sempre nell’era streaming e abbattere il muro dei 100 milioni di views Youtube.
Ebbene proprio l’82enne Mogol, secondo TvBlog, sarà il direttore artistico del Festival di Sanremo 2020, con Amadeus confermato alla conduzione.
Niente Mina, candidata direttamente dal figlio Massimiliano Pani, o Tony Renis, bensì colui che insieme a Battisti ha scritto indelebili pagine della canzone italiana. Decenni or sono, però.
10 anni fa, era il 2009, proprio Mogol premiò Povia, autore dell’indecente Luca era Gay, assegnandogli il Premio Mogol con queste motivazioni.

“Racconta un fatto di vita, usando la prima persona. È un testo sincero, senza retorica: una poesia che non nasce dall’ispirazione talentuosa ma dall’esposizione di una verità quotidiana. Povia ha intinto la penna in un inchiostro molto simile al sangue, abbiamo selezionato altre grandi canzoni, ma ‘Luca era gay’ è l’unica che mi ha chiuso la gola. Che mi ha commosso”. “Non capisco perché (gli omosessuali si sono sentiti offesi). Non è un testo universale, non enuncia una legge; racconta una storia. La storia di un ragazzo che cercava il padre e non voleva tradire la madre. Povia parla di una vita, al di là di ogni dogma”.

Per non dimenticare. Taccio, che è meglio.

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