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Addio a Gigi Proietti, core de Roma

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Nascere e morire il 2 novembre.
Solo Gigi Proietti, il gigantesco, indimenticabile, inarrivabile, Gigi Proietti, poteva riuscire in questa titanica impresa.
Nel giorno del suo 80esimo compleanno, l’Italia intera lo piange.
Quella voce, quell’incredibile voce, quel sorriso sornione, quei silenzi e quelle pause di travolgente comicità.
Un attore straordinario, che riusciva a passare da Shakespeare e Brecht alle barzellette, dal maresciallo Rocca al Genio di Aladdin, da Rocky al varietà.
In tutta la mia vita, con centinaia di conferenze stampa alle spalle e incontri di ogni tipo con divi premio Oscar, ho chiesto solo 3 autografi. Anche un po’ imbarazzato, perché non ho mai capito i ‘cacciatori di autografi’.
Uno di quei 3 era di Gigi Proietti, gelosamente custodito da 18 anni esatti. Un autografo appena diventato maggiorenne. Era l’anteprima di Febbre da Cavallo 2, fine ottobre 2002, mi presentai con la locandina originale del primo capitolo, cult assoluto, e quella firma è ancora lì, appesa alla parete della mia vecchia cameretta di casa.
Visto a teatro da adolescente insieme ai miei genitori, nel primo revival di A me gli occhi Please, mi fece suo al primo sketch. Con quella comicità sgangherata, surreale, meravigliosamente romana. Dopo Albertone, un altro pezzo de core capitolino che se ne va.

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