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Levante a Sanremo con un brano contro l’omofobia

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Tikibombom.
Questo lo strano titolo del brano che Levante porterà al Festival di Sanremo 2020, tra meno di un mese.
Un titolo che fa pensare ad Elettra Lamborghini, ma decisamente fuorviante, perché centrato su temi specifici, contemporanei e molto importanti.

È una lettera a quattro persone che mi piacciono. C’è la mia visione, la descrizione delle loro fragilità, e poi quello che il mondo ha di loro. È una lettera rassicurante per dire che la diversità è ricchezza. Canto di chi resta indietro ma anche di vuole rimanerci, gli ultimi con orgoglio, quelli che si sentono poco capiti, messi in disparte ma si sanno fare forza. Un animale stanco, un’anima indifesa, il freak della classe preso in giro perché è una femminuccia e un’anima in rivolta rappresentata da una ragazza criticata perché ha la minigonna: gente che va in direzione ostinata e contraria, per citare qualcuno (De Andrè, ndr). Critico l’omofobia, la società che vuole il maschio in un certo modo. È una questione di cultura e di educazione a partire dall’infanzia, dall’insegnare che il blu è per i maschi e il rosa per le femmine, che i bimbi sono forti e noi quelle deboli.

Così Levante, dalle pagine del Corriere della Sera, ha anticipato cosa dovremo aspettarci da questa Tikibombom, a 7 anni dal primo rifiuto festivaliero.
Nel 2013 presentò “Sbadiglio”, pezzo poi finito nel suo disco d’esordio. Poi nel 2015 il bis, ma ancora una volta una porta in faccia.
Ora, finalmente, il suo primo meritatissimo Festival.

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