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Gay Village, Virginia Raggi rifiuta l’invito – Vladimir Luxuria attacca: cerca i voti a destra

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“Abbiamo chiesto a Stefano Fassina, Roberto Giachetti e Virginia Raggi di venire il 2 giugno a confrontarsi non tra di loro, ma con la comunità gay, per chiedergli cosa intendono fare per Roma su certe tematiche come bullismo, prevenzione, aggregazione, lotta alle discriminazioni. Lo abbiamo chiesto a loro tre perché abbiamo escluso i candidati che hanno detto stupidaggini come ‘Se diventero’ sindaco non celebrero’ le unioni gay’, come Alfio Marchini o Giorgia Meloni. Verranno solo Giachetti e Fassina. Raggi purtroppo ha declinato l’invito. Lei dice che aveva altri impegni, ma secondo me il motivo è un altro. Lei sta già facendo l’occhiolino agli elettori di destra”. “E’ chiaro che al ballottaggio tutti quelli di destra voteranno per lei, anzi penso che a tifare per Raggi già da adesso non ci siano solo gli elettori del Movimento cinque stelle. Anche Salvini vuole la vittoria di Raggi. Vuole essere l’unico leader della destra, ha bollito Silvio Berlusconi e ora sotto sotto spera nella sconfitta di Meloni, che perdendo a Roma perderebbe tantissima credibilità. Salvini non vuole che vinca la Meloni, Salvini tifa Raggi e Virginia mantiene il piede in due staffe e non verrà al Gay village perché teme di perdere i voti della destra. Il Movimento cinque stelle già al suo interno ha tante simpatie destrorse”.

Così Vladimir Luxuria ha smascherato la candidata Sindaca grillina via Radio Cusano Campus, sottolineando ciò che a tutti, ormai, appare chiaro. Ovvero il corteggiamento della Raggi agli elettori di centrodestra, una volta al ballottaggio con il papabile Giachetti. La stessa Raggi che non disse una parola sulla polemica innescata da Marchini (non celebrerò le unioni gay) e che ora rifiuta l’invito al Village, dopo aver addirittura strizzato l’occhio ai fascisti tassisti romani attaccando Uber.
Vincerà lei, perché al ballottaggio la sfida è certa, ma Roma si ritroverà con un Sindaco telecomandato da Grillo e di fatto votato per ‘protesta’ nei confronti di chi il Campidoglio ce l’aveva e l’ha praticamente buttato al cesso. Il Partito Democratico.

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