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Cinema 2015, il meglio e il peggio visto in Italia – le mie Top10

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IL PEGGIO

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10) Fuga in tacchi a spillo di Anne Fletcher: sono boiate come queste che fanno crollare la fiducia nei confronti dei parrucconi Academy. Reese Witherspoon premio Oscar? Andiamo, state scherzando?
9) Terminator Genisys di Alan Taylor: secondo tentativo di rilancio di una saga epocale e secondo fallimento. Sotto tutti i punti di vista. Dannatamente stupido ed esageratamente citazionista. Di fatto inutile. ‘I’ll be back’? Onestamente parlando, speriamo proprio di no.
8) The Gunman di Pierre Morel: Sean Penn, Idris Elba, Javier Bardem, Ray Winstone e la nostra Jasmine Trinca. Ovvero giocare a ‘trova l’intruso’, scovarlo e iniziare a chiedersi come abbia fatto, Pierre Morel, a realizzare un prodotto tanto scadente dinanzi ad un cast sulla carta così ricco. Intruso escluso, ovviamente.
7) Fantastic 4 – I fantastici quattro di Josh Trank: come prendere uno dei fumetti Marvel più amati di sempre e frantumarlo con un adattamento cinematografico che grida vendetta. Di nuovo. Perché in casa Fox sono recidivi. Levategli i Fantastici 4, prima che facciano tripletta.
6) A Bigger Splash di Luca Guadagnino: l’ennesima conferma che Luca Guadagnino, per quanto provi a mascherarsi in quel che non è grazie ad un’amicizia da urlo con Tilda Swinton e ad un’immotivata stima degli americani nei suoi confronti, rimarrà sempre e comunque il regista di Melissa P.
5) Tomorrowland di Brad Bird: due premi Oscar animati in saccoccia, un live-action da urlo come Mission Impossible, 200 milioni di budget tra le mani, la Disney alle spalle e una star come George Clooney da poter sventolare. Brad Bird aveva tutto per trasformare Tomorrowland in uno dei blockbuster dell’anno, per poi sbagliare strada e andare a sbattere su un’indigeribile nonché infantile giostra da parco giochi.
4) Humandroid di Neill Blomkamp: come distruggere quanto fatto di buono all’esordio con un film fuori da ogni logica di genere. Praticamente Corto Circuito ai tempi di Neil Blomkamp. Indifendibile.
3) Il ragazzo della porta accanto di Rob Cohen: thriller pseudo erotico prodotto e interpretato da Jennifer Lopez nonché diretto da quel Rob Cohen di cui si erano perse le tracce, con taglio da filmaccio televisivo anni ’90, dialoghi surreali, involontarie svolte comiche e un’attrazione sessuale di fondo che mai esplode realmente. Orrore cinematografico duro e puro.
2) Non c’è 2 senza te di Massimo Cappelli: Erano anni che il cinema italiano non produceva qualcosa di tanto macchiettistico, volgare, irritante e tutt’altro che velatamente omofobo nei confronti dell’Universo glbtq. Ma la cosa ancor più incredibile, e qui sta il reale choc, è che nessuno tra i protagonisti, vedi regista, attori, sceneggiatori e produttori, se ne sia reso conto.
1) Uno per Tutti di Mimmo Calopresti: Il noir che noir non è, tanto da prendere immediatamente la strada del comico involontario, tra situazioni no-sense, inutili personaggi riempitivi, svolte improvvise, gratuiti scontri fisici e verbali tra i protagonisti, una regia dal taglio televisivo, tempi morti a profusione, una patina di ‘finzione’ che stritola il tutto e una noia di fondo che si fa tormento con il passare dei minuti. Ovvero il titolo più sconclusionato dell’intera stagione, con Giorgio Panariello, paradosso dei paradossi, ultimo dei probolemi targati Mimmo Calopresti, la cui mano sembrerebbe aver preso la strada dell’amatoriale spinto.

IL MEGLIO

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10) Amy di Asif Kapadia: come raccontare l’esistenza della più chiacchierata, triturata, talentuosa e combattuta icona musicale degli ultimi decenni, senza realizzarne un insipido e fuori luogo santino bensì mostrandocela per quello che era. Debole, sola, autolesionista, unica. Il documentario dell’anno.
9) Mia Madre di Nanni Moretti ex aequo Non essere Cattivo di Claudio Caligari: il primo inspiegabilmente tornato a mani vuote da Cannes, il secondo inspiegabilmente tenuto fuori dal concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Nanni Moretti e Claudio Caligari, registi dei due migliori film italiani di stagione, tanto differenti eppure così incredibilmente pieni di cinema e vita.
8) The Walk di Robert Zemeckis ex aequo Il ponte delle spie di Steven Spielberg: ovvero lo straordinario ritorno di due immensi registi che hanno segnato la storia del cinema degli ultimi 30 anni. Il primo in bilico su un filo a centinaia di metri d’altezza e l’altro su un muro che ha diviso l’Europa per anni, tra Torri Gemelle e Guerra Fredda, colpo impossibile e trattativa di una vita, effetti speciali da mozzare il fiato e pacchetto registico vecchio stampo. Zemeckis e Spielberg, due marchi di fabbrica.
7) Babadook di Jennifer Kent: viene ancora una volta dall’Australia il miglior horror di stagione, e con una donna in cabina di regia. Babadook della debuttante Jennifer Kent rilancia il mito dell’uomo nero sul grande schermo ma con eleganza, omaggiando e citando l’espressionismo tedesco per poi concentrarsi sul rapporto madre-figlio, tutt’altro che semplice e pieno d’amore. Anzi.
6) Sicario di Denis Villeneuve: Disturbante, senza un attimo di tregua, contemporaneo e contemplativo. Emily Blunt, Benicio del Toro, Josh Brolin e Jon Bernthal, letteralmente guidati da una mano che tramuterebbe in oro qualsiasi cosa. Denis Villeneuve sbalordisce, ancora una volta, sin dai primissimi dirompenti miniuti, dando vita al miglior thriller degli ultimi anni.
5) Birdman (o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza) di Alejandro González Iñárritu ex aequo Whiplash di Damien Chazelle: ovvero i due trionfatori da Oscar della stagione passata, visti nei cinema d’Italia solo nel 2015 ed entrambi meritatamente rimasti nell’immaginario collettivo. Inarritu da una parte, il talentuoso e folgorante Damien Chazelle dall’altra. Quando una sceneggiatura si fa partitura, dando vita ad una perfetta Jam session.
4) Taxi Teheran di Jafar Panahi: censura e paura, realtà e finzione, denuncia cinematografica e coraggio produttivo, a bordo di un taxi che si fa oasi democratica in un Paese dai limiti strutturali e culturali. Il folgorante ritorno di Jafar Panahi, mai tanto cinefilo come in questo caso nonché innamorato di un Paese che continua a limitarlo e a soffocarlo, senza però riuscire ad annientarne l’animo d’artista.
3) 45 anni di Andrew Haigh: una storia solo apparentemente semplice, quella di due anziani innamorati pronti a festeggiare i 45 anni di nozze. Ma con il dimenticato passato che torna improvvisamente a farsi strada, rovinando un’esistenza che appariva inattaccabile. 4 anni dopo il meraviglioso Weekend il 42enne Andrew Haigh sbarca di nuovo in sala e spiazza, grazie ad un film dalla potenza disumana impreziosito da due attori in stato di grazia: Tom Courtenay da una parte e soprattutto Charlotte Rampling dall’altra, semplicemente miglior attrice di tutto il 2015. Checché ne dica l’Academy.
2) Inside Out di Pete Docter e Ronnie del Carmen: il ritorno della Pixar dopo almeno 5 anni di ‘tentennamenti’. Deciso, coraggioso, sorprendente, iconico, emozionante, commovente, a tratti geniale, sicuramente adulto. L’ennesimo passo per arrivare a quella perfezione assoluta a cui solo loro, i genitori di Toy Story, possono ambire. Ripetersi dopo Up era quasi impossibile, ma Pete Doctor è riuscito nell’impresa.
1) Mad Max: Fury Road di George Miller: poche pagine di sceneggiatura e una storia ridotta all’osso, per quello che è stato il blockbuster dell’anno. Blockbuster di qualità grazie ad un maestro della settima arte come George Miller, 70enne visionario riuscito a ricreare un futuro post-apocalittico dai colori abbaglianti e dalla regia coreografata, correndo a mille all’ora in sella ad una macchina da presa tanto ispirata quanto esageratamente folle. E dannatamente sublime. Perché intrattenimento e classe possono andare d’accordo.

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