Alejandro Amenabar e il coming out: ‘non ce la facevo più a fingere di essere qualcosa che non ero’

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Alejandro Amenabar 1_84_LSono stato un ragazzo represso, come tanti nella nostra società. In famiglia non ho mai sentito un commento sbagliato ma nell’ambiente cattolico in cui ho studiato sì. Ma è stato solo una volta arrivato all’università che mi sono confidato con il mio migliore amico, etero, ed è stato lui che mi ha portato per la prima volta in un locale gay. Mi trovai perfettamente a mio agio. Quando diventi un personaggio pubblico di solito non ne parli. Finché non ce l’ho fatta più. Durante le interviste con Mare Dentro continuavano a chiedermi cose tipo: ‘com’è la tua donna ideale?’. Io non me la sentivo più di fingere di essere qualcosa che non ero. Poi dopo ricordo in particolare una sera in un pub. C’era un ragazzo sulla sedia a rotelle. A un certo punto vedo che cerca di avvicinarmi. Ho pensato volesse parlarmi di Mare Dentro e invece mi ha detto: ‘grazie, perché quando ho letto che ti eri dichiarato mi hai dato il coraggio di fare altrettanto e dire la verità ai miei genitori‘.

Intervistato da Arianna Finos su LaRepubblica, Alejandro Amenabar, regista di The Others, premio Oscar per Mare Dentro e a breve nelle sale d’Italia con il deludente Regression (qui la mia recensione in anteprima), è così tornato a parlare del suo coming out pubblico  diventato realtà nel 2004, ad appena 32 anni. Mai rinnegato, e anzi  ricordato con un pelo d’orgoglio. Com’è giusto che sia.

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