Quando un semplice coming out può cambiare la storia

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Sono in fila all’Expo quando leggo la notizia dell’epocale coming out che ha scosso le fondamenta del Vaticano. Inizialmente pensi a Lercio, per poi sfogliare le agenzie, mandar giù i virgolettati, vedere le immagini del monsignore che in una conferenza stampa romana abbraccia il compagno e chiede scusa, evento più unico che raro, a tutti noi omosessuali. Per l’omofobia che da sempre contraddistingue la Santa Sede e per i suoi silenzi che a lungo l’hanno portato all’ipocrita menzogna. A pochi giorni dal Sinodo, e’ evidente, questa confessione e’ travolgente. Abbiamo oggi forse assistito ad una pagina epocale del nostro tempo. Perché la ‘scomunica’ e’ di fatto arrivata immediata mentre lui, il monsignore chiacchierone, ha fatto intuire di voler parlare, e anche tanto, scoperchiando così secoli di bugie, paure e ipocrisia. L’appello al ‘coraggio’ rivolto ai tanti altri uomini di chiesa omosessuali, spinti a far coming out, potrebbe persino non cadere nel vuoto, aprendo così una voragine ai piedi di San Pietro. Papa Francesco, per ora, tace, ma monsignor Charasma ha oggi cambiato il corso della storia, abbattendo quel muro di silenzi e omertà per secoli rimasto in piedi. Sbattendolo fuori dal Vaticano e marchiandolo come ‘eretico’, la Santa Romana Chiesa perderebbe inevitabilmente l’epocale occasione di guardarsi allo specchio, di dialogare e discutere tanto all’interno quanto all’esterno e di affacciarsi, finalmente e con 2000 anni di ritardo, al nuovo millennio. Anche perché questo ‘sassolino’ che è’ rotolato giu dalla montagna potrebbe presto tramutarsi in clamorosa valanga. E allora in quel caso che fai. Li cacci tutti?

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