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Sanremo 2014 – giorno 2: diario giornaliero tra Parietti, Malgioglio e Marchesa D’Aragona

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Ieri l’esordio ed oggi il ‘SUCCO’ della prima serata.
Ovvero Sanremo 2014 visto da Angelo Rifino, autore del primo diario festivaliero made in Spetteguless.
Come non lo leggerete da nessuna altra parte

Mesi alla ricerca di inviti, ore di preparativi (almeno mi risparmio il problema acconciature, perché anche volendo…), camicia stirata, traffico di Sanremo (che manco il GRA alle 6 di mattina con la pioggia) superato: la meta è vicina…il red carpet del Festival mi aspetta. Non vedo l’ora di percepire quell’atmosfera gioiosa, guardare quelle sciure vestite come se fossero protagoniste de “Il boss delle cerimonie”, fare la mia entrata sulla storica sigla “Pa ra pa pa pa pa ra”. E poi? La delusione mi pervade: il red carpet è occupato da Beppe Grillo (non avrei mai dovuto nominarlo ieri). Ma che du cojoni! Uno aspetta tutto l’anno ‘sto momento e alla fine deve subire di essere schiacciato e messo in mezzo da una cinquantina di guardie alte due metri e dai bicipiti e pettorali imbarazzanti? (Più rileggo questa frase più mi pare che questo si possa, nonostante tutto, evidenziare come uno dei momenti più testosteronicamente emozionanti della serata). Entrato all’Ariston inizio a cercare il mio posto, ma un enorme, spiacevole e inimmaginabile inconveniente cattura l’attenzione di tutti: Alb(on)a Parietti è in seconda fila. Sì. Non scherzo. Dietro a Giletti. Nessuno mette Alb(on)a in seconda fila. Poi dici, va be’ sei in seconda fila dietro la Carrà! Dietro Papa Francesco! Eh no, ti tocca proprio il riccioluto conduttore di Raiuno che ti offusca la visuale. Per noi presenti all’Ariston, l’episodio dei cavalli pazzi (ho scritto proprio ieri che mi mancavano, me potevo fa’ i fattacci mia) è stato sicuramente messo in secondo piano dalla Parietti totalmente disperata. Nelle mille peripezie prima di sedermi, mi imbatto anche nella Marchesa D’Aragona e capisco che quest’anno la Rai ad inviti vip ci ha veramente preso per i fondelli. La saluto, si complimenta per la mia eleganza, la ringrazio…peccato che il complimento è seguito da “…gente come te dovrebbe leggere il mio libro ‘Come diventare Marchesa’ “. La marketta è fatta, e la marketta-mania si sa non ti abbandona mai, e infatti due secondi dopo la sento dire la stessa frase ad un elegantissimo metro e venti per 80 chili di uomo, una specie di Magalli per capirci. W la marchesa sempre. Durante la prima pausa pubblicitaria Fazio saluta Grillo, seduto qualche fila dietro la mia: all’Ariston tutti si giocano le palle che la questione “lavoratori-suicidio-crisi” sia opera sua, proprio perché a fine siparietto il leader del M5S lascia – per fortuna – il Teatro. La serate procede, lenta, lenta, lentissima, fino a quando Sua Maestà Regina Madre sale sul palco del Festival: che Raffaella Carra’ sia con noi e ci protegga sempre. Effettivamente mi dimenavo come se fossi al Muccassassina, dimenticando forse che il resto del parterre sembrava in fila all’Inps. Quando un Festival non fa impazzire, lo si avverte anche in sala stampa. Domande banali, che vertono poco sul Festival e tanto su come i due disoccupati siano riusciti ad entrare in Teatro. Luciana, sincera, parla del fatto che “si percepisce un dolore generale”. Ascolti discreti (10 mln, quasi 4 in meno secondo la media delle prime serate ), che non sempre coincidono con le approvazioni del pubblico,come ripete Cristiano Malgioglio al bar dell’Ariston, dove mi fermo a fine conferenza. La cosa che più diverte nell’essere qui è incontrare personaggi che con il Festival c’entrano quanto Britney con i live: zero. Ciuffo nazionale si lamenta perché anche quest’anno ha presentato due brani, ma Fazio l’ha silurato senza pensarci. La sua “magra consolazione”? Che Raffaella nel medley di ieri abbia inserito anche un brano scritto proprio da lui (ne è convinto, bha) Come dite? La musica? Ah sì, ieri hanno anche cantato, ma personalmente i brani (forse fatta eccezione per quelli di Giusy e di Arisa) mi fanno rimpiangere lo scorso anno. Ora vado ad immergermi tra i fiori, pensare a come vestirmi per stasera e preoccuparmi dell’acconciatura per poi preoccuparmi di non dovermene preoccupare. E come disse Santa Carrà nella lettera ai Sanremesi “Cha cha ciao, muchacho ciao”. By Angelo Rifino.

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