Sanremo 2015 a Carlo Conti – Basta Fabio Fazio: aridatece il nazionalpopolare

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Diciamolo chiaramente.
La pseudo ‘sperimentazione’ alla lunga stanca, soprattutto se reiterata nei confronti di un’istituzione come il Festival di Sanremo. 64 anni e non sentirli, il meglio della musica italiana in gara, decine di vittorie ‘scandalo’ e di artisti snobbati per poi esplodere una volta fuori dall’Ariston.
Lo scorso anno, va detto, Fabio Fazio stupì. Più che Sanremo sembrava aver messo su un Concerto del Primo Maggio, per poi regalarci un’edizione musicalmente tutt’altro che cestinabile. Trionfò un uomo da talent come Marco Mengoni ma diverse furono le canzoni apprezzabili.
Quest’anno, come scritto un’ora fa, l’asticella del rischio è addirittura lievitata.
Nomi ancora più ‘sconosciuti’, pochi big STORICI, pochissime donne, un figlio di e tante assenze importanti.
Tanto da farci chiedere: ma l’anima nazionalpopolare del Festival di Sanremo, dove diavolo è finita?
Possibile che sia obbligatorio correre su WIKIPEDIA per cercare informazioni su CHI CAZZO SIANO determinati concorrenti?
Possibile che la gara BIG sanremese debba cedere al più sfacciato anonimato?
Possibile che la ‘nicchia’ musicale meriti così tanto spazio in un programma che si trova esattamente all’opposto del suo Universo genetico?
Ora, detto che processare un Festival senza aver ascoltato le canzoni in gara è sbagliato, il dubbio sorge spontaneo, tanto da far partire DA SUBITO l’appoggio a CARLO CONTI conduttore del Festival di Sanremo 2015.
D’altronde immaginatevi sin da ora l’ipotetica scaletta.
Marcella Bella, i Ricchi e Poveri, Mal, Wilma Goich, Syria, Mietta, Orietta Berti, Loretta Goggi, la figlia roscia de Claudio Villa, Fiordaliso, Anna Oxa, Raf, Aleandro Baldi con Barbara Cola, Nek, Anna Tatangelo, Gigliola Cinquetti, Patty Pravo e a buffo perché se non ce li mette non è contento Serena Autieri in coppia con Conticini.
E qui, tra lustrini, parrucche monster, quintali di stucco facciale, dentiere cadenti, scalinate alte 180 metri, cascate di fiori, Gabriele Cirilli valletta e l’indimenticabile ricordo di una vecchia canzone italiana, sarebbe trionfo.
Perché la pseudo sperimentazione, dinanzi all’inattaccabile monolite del NAZIONALPOPOLARE, perde e perderà sempre.

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