Vostro Onore, Stefano Accorsi è Bryan Cranston nella fiction Rai. Note di regia, sinossi, clip e trailer

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Serie tv in 4 serate in prima visione su Rai 1 da lunedì 28 febbraio, Vostro Onore è l’adattamento italiano della serie israeliana “Kvodo” (Yes Studios), un anno fa esplosa su HBO con la versione Usa trainata da Bryan Cranston.

Vostro Onore è la storia del conflitto morale, drammatico e assoluto, di un uomo che deve scegliere tra la fedeltà ai principi etici di giustizia sui quali ha modellato la sua vita personale e professionale, diventando un esempio di rettitudine e affidabilità, e l’istinto più ancestrale di difesa degli affetti più cari, in pericolo d’essere annientati.

Stefano Accorsi è Vittorio Pagani, giudice milanese conosciuto e rispettato per la sua integrità, in corsa per la carica di Presidente del Tribunale di Milano. La recente scomparsa della moglie ha segnato dolorosamente la sua vita e complicato il già difficile rapporto con suo figlio Matteo. Ma quando quest’ultimo investe con la macchina il giovane esponente di una famiglia criminale, i Silva, Vittorio si trova costretto a fare una scelta, infrangendo quella Legge della quale è stato da sempre integerrimo paladino.
Nei panni del figlio Matteo c’è il sempre più lanciato MATTEO OSCAR GIUGGIOLI, 21enne da oggi in sala anche con Il Filo Invisibile.


Alla regia del remake italiano di Your Honor troviamo Alessandro Casale, che ha definito il suo adattamento “una sfida entusiasmante e impegnativa, supportata dall’eccellente lavoro degli sceneggiatori. Loro il merito di aver trasposto sul territorio italiano una drammaturgia aderente alla realtà di una nazione come Israele, fortemente influenzata da un conflitto geopolitico e religioso pluridecennale.
Durante le riprese mi sono concentrato, innanzitutto, sull’approfondimento dei personaggi che sono protagonisti e motore della nostra serie: il giudice Vittorio Pagani e il figlio Matteo, incarnazione del rapporto padre-figlio, archetipo della letteratura e della cinematografia di tutti i tempi. Nella grammatica del “legal drama” con cui ci misuriamo, ho deciso di innestare una vicinanza non solo emotiva ma anche fisica ai protagonisti, per condurre lo spettatore ad empatizzare con le vicende straordinarie con cui si confrontano Vittorio, Matteo e gli altri personaggi della serie. Altro obiettivo che mi sono prefissato è stato quello di descrivere, al di fuori dei soliti schemi, l’interazione della criminalità organizzata con il tessuto socioeconomico di una città come Milano (teatro del racconto), senza indugiare su una rappresentazione della violenza eccessivamente spettacolarizzata, ma cercando di insinuare nello spettatore un continuo e quasi subliminale senso di pericolo.
Ho scelto, quindi, un linguaggio di ripresa asciutto e privo di virtuosismi: in primis con lo scopo di avvicinare gli spettatori alle vicende del protagonista (Stefano Accorsi) nella maniera più realistica possibile; in secondo luogo, per trascinarli in un vortice emotivo che stimolasse numerosi e inquietanti interrogativi sul confine tra il bene e il male, tra la giustizia e la violazione delle norme per necessità.
Ma prima ancora di tutto ciò, ho introiettato le emozioni di un “uomo di legge” che è costretto a porsi una domanda inesorabile: cosa si è disposti a fare per proteggere un figlio dalla violenza cieca della vendetta?”.

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