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Ora che è finito possiamo dirlo: quanto visto al GF15 NON si può definire “TRASH”

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Si è finalmente chiusa l’edizione più contestata della storia del Grande Fratello italiano.
La finale andata in scena lunedì sera, checché ne dica l’ufficio stampa Mediaset, è stata la meno vista di sempre in termini di telespettatori. Neanche 4 milioni.
Il sottoscritto aveva annunciato di non volerne più parlare, dopo aver assistito ad un mese di orrore, e così è stato, ma ora che è tutto finito bisognerebbe ricordare a molti il concetto di ‘trash’.
Perché è troppo facile gettare nel ricco e divertente calderone del ‘trash televisivo’ qualsiasi cosa faccia clamore, che diventi meme o gif su Twitter.
Ma così non è.
Perchè aggredire verbalmente una donna, insultarla, bullizzarla non è trash.
Infangare il 25 aprile, giorno della Liberazione, non è trash.
Sbandierare sessimo, razzismo e omofobia in diretta tv un giorno sì e l’altro pure non è trash.
Il trash è altro (ad esempio Malgioglio vestito da Regina Elisabetta) e all’interno del Grande Fratello 15 spesso e volentieri proprio altro si è visto.
Dinanzi all’indignazione in tanti hanno paradossalmente continuato a seguirlo  e soprattutto a parlarne, facendo da cassa di risonanza ad autori che non si sono fatti scrupoli di alcun tipo pur di strappare un punto di share in più. ‘La Casa del Grande Fratello rispecchia l’Italia e gli italiani’, hanno detto alcuni. Probabile, ma non si capisce per quale motivo concentrare il peggio di un Paese all’interno di quattro mura, per poi lamentarsene dall’esterno.  Affermare che era impensabile immaginare quanto poi visto partendo dai semplici casting è a dir poco surreale, se poi scegli come concorrente un candidato di Casa Pound.
L’edizione è andata bene, perché una media del 23,23% di share è grasso che cola al giorno d’oggi, ma il GF 15 ha fatto più rumore web che telespettatori, con una media di 3.883.000 capocce a puntata.
Siamo 60 milioni di anime, in Italia. Per provare ad ampliare la platea televisiva, fossi in Mediaset, punterei per la prossima edizione a personaggi più umani, banalmente “normali”, istruiti, serenamente trash ma meno beceri, possibilmente non estremisti  e soprattutto ad un intreccio narrativo che sia realmente credibile, e non chiaramente costruito ad arte dal primo all’ultimo giorno. Magari ci saranno meno tweet e post ‘scioccanti’ in giro per il web, ma non è detto che qualcuno degli altri 56 milioni di italiani possa avvicinarsi ad un prodotto quest’anno per lunghi tratti inavvicinabile.

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