Will & Grace, 15 puntate di risate e amare riflessioni sull’America di Donald Trump

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 Schermata 2018-04-06 alle 18.35.50Si è chiusa ieri sera negli States la nona stagione di Will and Grace, tornata in onda dopo 12 anni d’assenza e già riconfermata per la decima e undicesima dalla NBC.
Sedici episodi partiti a bomba a fine settembre con la puntata più politica di sempre, ‘girata’ direttamente in una finta Casa Bianca e in grado di rastrellare oltre 10 milioni di telespettatori solo negli Usa.
Un ritorno con il botto che ha ricordato a tutti noi quanto ci fossero mancati Debra Messing, Eric McCormack, Sean Hayes e Megan Mullally, meravigliosi mattatori di una stagione che ha seminato risate a profusione, momenti di grande commozione e amarissime riflessioni sullo stato politico attuale, inevitabilmente segnato da Donald Trump (e dal vice Mike Pence, a lungo deriso).
In America i telespettatori sono letteralmente crollati, passando dai 10.19 del debutto ai 3.6 dell’ultima puntata, eppure la qualità media è rimasta altissima.
Una qualità di scrittura e recitazione, con battute fulminanti e un’alchimia tra i 4 protagonisti rimasta inalterata dopo oltre 10 anni di lontananza.
La puntata contro le teorie riparative e quella interamente dedicata al funerale di Rosario sono vere perle, ma nel corso dei 15 episodi, lasciando in disparte l’abbastanza inutile special natalizio, mai Will & Grace ha ‘deluso’, lasciato indifferenti, annoiato.
Tanto, è chiaro, c’è ancora da dire, con Debra ed Eric chiamati al ‘cambiamento’, Jack in odore di matrimonio e Karen inattesa romantica mogliettina, spalancando le porte dello show a tutte quelle lettere che compongono la comunità LGBTQ+.
Ecco perché bene ha fatto la NBC a raddoppiare le stagioni inedite, fregandosene degli ascolti in calo.
Perché abbiamo ancora maledettamente bisogno di Will & Grace.

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