Beverly Hills 90210, 25 anni di vita per la serie che ha cresciuto un’intera generazione

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25 anni e sentirli tutti, perché basterebbe rivedere UNA puntata per inorridire e vergognarsi del proprio io adolescenziale.
25 anni fa avevo 8 anni appena, eppure ricordo perfettamente il ‘caso Beverly Hills 90210’. Un po’ perché già teledipendente, un po’ perché con sorella maggiore a traino e un po’ perché in Italia, quella serie che fece impazzire il mondo, arrivò nel 1992, quando di anni ne avevo già 10.
E fu subito colpo di fulmine. Erano gli anni di Non è la Rai e di Twin Peaks, di Aladdin e della coppia Aleandro Baldi-Francesca Alotta, dei Prophilax che divennero leggenda grazie alle noci di cocco e del Telegatto, che i ragazzacci creati da Aaron Spelling e Darren Star vinsero per 3 anni consecutivi.
Avevo persino l’album delle figurine, di Beverly Hills 90210. Io e mia sorella eravamo talmente matti che ne comprammo due. Uno lei ed uno io. Nessuno dei due lo finì mai. Io arrivai a 5 figurine dalla conclusione, lei a una decina. Se il mondo impazziva per quel nano di Jason Priestley, io andavo matto per Brian Austin Green. Se le fan si strappavano i capelli per Jennie Garth, io idolatravo quella matta scocciata di Shannen Doherty, come al suo solito cacciata a pedate nel culo dopo l’ennesima sbroccata. La più sfigata di tutte, poi, vedi Andrea Zuckerman, era in assoluto il mio personaggio preferito. C’ero talmente andato in fissa da volermi chiamare Andrea. Andrea Bonfanti, per la precisione. Una volta ho persino firmato un esame andato di merda, all’Università, proprio come Andrea Bonfanti. 10 anni fa, invece, ho cercato in tutti i modi di convincere mia sorella a chiamare mia nipote Andrea, ma senza riuscire nell’impresa una volta spiegato il perchè (‘ma sei pazzo?!?!?!’).
D’altronde come facevi a non amare Gabrielle Carteris, 30enne cessa costretta ad indossare gli abiti di una liceale cessa tra boni da sballo. Eppure lei, secchia e deprimente, se sbatteva Brandon Walsh. Pijateve sti spicci.
10 stagioni e quasi 300 episodi. Tanto, tantissimo è durato Beverly Hills 90210, che mi ha di fatto visto ‘crescere’, sotto tutti i punti di vista, in qualità di spettatore. Crollato nel corso degli anni, Beverly ha segnato un’intera generazione televisiva, ‘smezzandose’ la serata di Italia 1 con il ‘gemello cattivo’ e più adulto Melrose Place. Vedevo entrambi con mia madre, con la quale seguivo anche X-Files, sul suo lettone, sotto il piumone, a magnà schifezze. Tutto questo tra improbabili inciuci e temi un tempo ‘d’avanguardia’, vedi Aids, omosessualità e alcolismo, da snocciolare nel mitologico Peach Pit di Nat Bussicchio.
10 anni di puntate per poi salutarci con le nozze Donna-David e con il ritorno di coppia Dylan-Kelly, per una serie che è di fatto entrata nella storia della televisione senza mai vincere neanche un Emmy o un Golden Globe. Anzi, agli Oscar della tv è sempre stata dannatamente snobbata persino dalle nomination.
Miracoli che solo nei primi anni ’90, tempo in cui lo streaming Internet era una lontana chimera, potevan diventare realtà.

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