Sense8 dei Wachowski, quando lo ‘sci-fi’ diventa manifesto glbtq (SPOILER)

Condividi

Per molto tempo ho avuto paura di essere me stessa perché i miei genitori mi hanno insegnato che c’è qualcosa di sbagliato in quelli come me. Qualcosa di offensivo, da evitare e magari anche commiserare. Qualcosa che non sarà mai possibile amare. Mia madre è devota a San Tommaso d’Aquino, per lei l’orgoglio è un peccato. E tra tutti i peccati veniali e mortali, san Tommaso condannò l’orgoglio come il peggiore tra tutti i peccati. Per lui era il peccato per eccellenza che ci rende peccatori incalliti all’istante. Ma l’odio non è un peccato su quella lista, così come la vergogna. Avevo paura del gay pride perché desideravo tanto farne parte. E così oggi marcerà per quella parte di me che aveva troppa paura di farlo. E per tutte le persone che non possono marciare, per quelli che vivono una vita come quella che ho vissuto io finora. Oggi marcerò per ricordare che non sono un io ma anche un ‘noi’. E noi marceremo con orgoglio. Quindi vaffanculo Aquino‘.

Con queste parole Lana e Andy Wachowski hanno segnato la seconda puntata della loro prima serie tv, Sense8, sci-fi Netflix piombato on line pochi giorni fa con tutti i suoi 12 episodi. Un progetto ambizioso, come vuole la tradizione degli autori di Matrix, tra connessioni telepatiche che coinvolgeranno 8 sconosciuti in giro per il mondo, differenti per cultura, religione e orientamento sessuale. Un’intricata storia che se nella prima puntata tarda a ingranare la marcia, perché son davvero tanti 8 protagonisti da dover presentare allo spettatore nel giro di un’ora, con la seconda inizia lentamente a far partire i primi ingranaggi, vistosamente e orgogliosamente glbtq.
Perché Lana Wachowski è nata Laurence ed era un tempo nota come Larry. Il cambio di sesso vissuto sulla propria pelle ha qui preso vita grazie a Nomi Marks, personaggio interpretata da Jamie Clayton nonché blogger transessuale di San Francisco. E’ lei, ripudiata dai genitori, a pronunciare le parole in testa al post, per una serie tv che incrocia attivamente il Gay Pride e la sua importanza storica. Qui, durante la sfilata di San Francisco, Nomi e Amanita si sono conosciute e innamorate. Qui, tra un carro e l’altro, la vita di Nomi cambierà per sempre. Altro protagonista ed altra sorpresa queer con Lito Rodriguez, personaggio interpretato da Miguel Ángel Silvestre. Bello, bellissimo, sciupafemmine e celebre attore messicano, Lito è il latin lover del momento. Se non fosse che sia omosessuale e nasconda una relazione segreta con Hernando, l’amato compagno ‘costretto’ a star lontano dai riflettori. Perché è lo show business, bellezza. Sense8 spazia da una città all’altra, da un volto all’altro, connettendo tra loro personaggi mai conosciutisi prima eppure in qualche modo ‘legati’. Una trama a tinte fantascientifiche che con il corso dei 12 episodi finirà per dipanarsi, o almeno questa è la speranza del sottoscritto (temo la porcata), ma che ha già rimarcato una verità assoluta. Sono l’odio e la vergogna, stronzo di un Tommaso d’Aquino, i peggiori peccati che segnano il genere umano. L’odio nei confronti di chi è ‘diverso’ da noi e la vergogna di essere quel che siamo, fregandocene altamente dell’odio altrui.

Autore

Articoli correlati