#Sanremo2015 – i 5 Festival della mia vita: parte 1

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Meno di una settimana al via.
Il Festival di Sanremo 2015 è davvero dietro l’angolo, con Carlo Conti pronto a far ripartire il carrozzone del programma più nazional popolare che ci sia.
Lo show più discusso, amato, odiato, visto e ascoltato del Bel Paese, che il sottoscritto, qui lo dico e qui lo confermo, difenderà sempre con le unghie e con i denti.
Perché Sanremo è Sanremo. Fosse per me durerebbe un mese.

Sono cresciuto con il Festival, con i fiori dell’Ariston, con l testi di Tv Sorrisi e Canzoni da ritagliare, incollare sulla Smemoranda e cantare, con le doppie musicassette da consumare, con il televoto, le polemiche e le Domeniche In post finale da assaporare per l’intero pomeriggio.
In casa mia Sanremo c’è sempre stato. Li ricordo tutti, quasi limpidamente. Sin da piccolo Sanremo era una sorta di ‘rito’ familiare da condividere, sul divano, davanti alla tv, in religioso silenzio. Quello che a breve inizierà sarà il 33esimo Festival della mia vita.
Molti di questi dimenticati ma altri perfettamente ricordati. Come se li avessi visti ieri, e non decenni fa. Ecco perché ho provato a stilare una sorta di Top5 dei miei Sanremo ‘indimenticabili’. E non per la qualità delle canzoni presentate o quant’altro. Motivazioni varie, flash improvvisi, tra presentatori, colpi di scena, sconfitti e particolari situazioni private. Si parte oggi, si finisce lunedì, a 24 ore dalla prima puntata.

1) Sanremo 1991 – quarantunesimo Festival della Canzone Italiana
Fine febbraio. Ho 9 anni da un mese. Sul palco dell’Ariston si fa spazio una coppia assurda: Andrea Occhipinti ed Edwige Fenech. Solo loro i due presentatori di Sanremo 1991. A stravincere questa edizione del Festival è Se stiamo insieme di Riccardo Cocciante, capolavoro ancora oggi indiscusso della manifestazione. Ma non è per Cocciante se questo Sanremo è entrato nella mia personale Top5, e neanche per il meraviglioso Renato Zero che commosse l’Italia con Spalle al muro, un secondo posto per lui, o il Marco Masini di Perché lo fai. Incredibile ma vero non è merito neanche di Sabrina Salerno e Jo Squillo, a dir poco pazzesche con Siamo Donne, ne’ di Grace Jones e Gloria Gaynor, tra i tanti ospiti internazionali, bensì per i vincitori forse ‘morali’ di queslla 41esima edizione. I Tazenda.

Al fianco di Pierangelo Bertoli, sul palco sulla sedia a rotelle, i Tazenda conquistarono l’Italia con Spunta la Luna dal monte, capolavoro della Storia del Festival. Una canzone che in casa mia arrivò come uno tsunami. Questo perché mia madre è sarda. Nata a Tempio, con una decina di fratelli e sorelle ancora sull’Isola, flotte di cugini, nipoti e quant’altro. Ricordo ancora l’eccitazione misto stupore nell’ascoltare il brano. L’orgoglio sardo nei suoi occhi, la gioia e il piacere di poter ascoltare una canzone nella sua ‘lingua’ dal palco dell’Ariston. Ricordo la fama che travolse i Tazenda una volta concluso il Festival. Ricordo la musicassetta del loro album comprata da mio padre per mia madre, che fece da colonna sonora alla nostra estate successiva, tra mare e parenti. Ricordo il bis dell’anno successivo con Pitzinnos in sa gherra, brano scritto con la collaborazione di Fabrizio De André. Ricordi di un Festival pre-Tangentopoli, di un’Italia democristiana che aveva Giulio Andreotti al Governo, ricordi di un bambino cresciuto a pane e Sanremo. 

To be Continued…

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