Eurovision 2014 – perché Emma Marrone ha comunque vinto

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Si può salutare una manifestazione dove si è arrivati 21esimi e tornare a casa comunque soddisfatti? Sì, si può. E’ difficile e forse all’apparenza impensabile, ma è possibile. Questo folle pensiero mi è balenato in testa ieri sera, mentre zappingavo nell’agghiacciante palinsesto domenicale italiano. Finito su Lucignolo mi sono ritrovato davanti ad Emma Marrone, intervistata in auto da un inviato del programma. Una Marrone pre-ESC a briglie sciolte, acqua e sapone, lontana dalla sua solita immagine da piccolo schermo, che la vede anche un po’ sbruffona, mentre in questo caso estremamente schietta e sincera. Una Marrone inedita, che ha parlato di se’ e del proprio passato che fa rima con tumore. Una Marrone sorridente, felice, che si è autodefinita ingenua, che ha preso i primi soldi guadagnati per pagare il mutuo ai genitori. Una Marrone che nel giro di 24 ore, dalla sfortunata e all’apparenza disastrosa finale di Eurovision alla domenica di Lucignolo, si è improvvisamente liberata di un ‘Io’ passato facilmente criticabile. Perché in Danimarca Emma se l’era andata a giocare (a differenza del Mengoni e della Zilli passati). Mettendosi in gioco. Rischiando, osando, aggredendo 25 agguerriti concorrenti che avevano deciso di puntare all’ovvietà, cantando quasi tutti in inglese. Mentre lei no, ancora una volta orgogliosamente in italiano (suicidio), e non solo. Imperatrice romana con abito sexy ha riempito il palco, dando dinamismo ad una performance volutamente fuori dagli schemi della serata, meno rigida rispetto ad altri, con una regia più frenetica e una cazzuta presenza scenica. Frenata da una canzone che aveva ed ha limiti abbastanza evidenti, Emma ha provato a reinventarsi, a fare altro rispetto ai suoi standard, fino ad oggi legati ad una scarsa femminilità e ad un’irruenza da scaricatore di porto. A me non piace la Marrone, intendiamoci, ogni tanto mi ritrovo a canticchiare alcune sue canzoni (Amami in particolare) per poi punirmi con una frusta, ma quel 21esimo posto di sabato merita rispetto. Un po’ perché esageratamente negativo e un po’ perché come mi è stato giustamente fatto notare nel pomeriggio di ieri, all’Eurovision contano solo e soltanto due cose: la vittoria e/o lo spettacolo. Se poi arrivi secondo oppure ultimo, effettivamente, cambia poco o nulla.

P.S. polemica inutile quella firmata Emma – Conchita Wurst e alla sua vittoria legata ‘solo e soltanto alla barba‘. Inutile perché figlia di frasi pre-finale fatte sotto forma di battuta. Stupida ed evitabile, ma evidentemente e platealmente una battuta. Anche perché Conchita, barba o meno, ha ASFALTATO tutto e tutti. Ed una donna intelligente come la Marrone, sborona sì ma tutt’altro che stupida, non può che esserne consapevole.


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