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Sanremo 2014 – giorno 5: diario giornaliero tra Mollica, Rei, Mengoni e la BIRKIN della Ferreri

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5° ed ultima serata in arrivo per il Festival di Sanremo e 5° appuntamento (qui il primo, qui il secondo, qui il terzo, qui il quarto) con il Diario quotidiano dall’Ariston firmato Angelo Rifino.
Ovvero il dietro del dietro del dietro del dietro del dietro le quinte del Festival, come non lo potrete mai leggere da nessuna altra parte. Vedere per credere…

Ogni Festival che finisce, porta via con sé tutto: i conduttori, i cantanti, le polemiche…e quest’anno anche me. Una sola cosa rimarrà sempre, di anno in anno, di Festival in Festival: Vincenzo Mollica. Più di un uomo (forse tre effettivamente), più di un mito…una vera e propria creatura mitologica. È con lui che inizia la mia serata di ieri, direttamente dal terrazzino dei collegamenti del Tg1. Quel posto per me è un monumento: ogni Sanremo inizia da lì! Così importante che ce manca poco che venga definito Patrimonio Nazionale dal Presidente della Repubblica. Ero timidamente (aiutame a dì timido) in attesa in un angolo, quando un’elegantissima esclamazione cattura la mia attenzione: “A Vincè, lo stavo a dì adesso, sto a vedè piu te che mi madre“. Mi volto, ed in un secondo sono Cristiana Capotondi tredicenne, che in “Vacanze di Natale 94” incontra Luke Perry sentendo “tu ru tu ru tu tu tu ohhh ohhh”. Il mio Dylan pero è Marco Mengoni: gli chiedo cosa canterà, mi risponde “Io che amo solo te“, gli rispondo a mia volta “anche io” (ok, questo è quello che avrei voluto fare, ma mi sono limitato). Quando a Sanremo ottieni un pass backstage, giuri su Remo di non rivelare mai e poi mai chi è il tuo gancio (è dai tempi di Carramba che sognavo di dire gancio): potresti rischiare di essere radiato dall’albo degli infiltrati a vita.

Inizio quindi a girare tra i camerini, facendo il vaghissimo e imbattendomi nel primo scazzamento da diva della serata: la performance di Senigallia (ufficialmente escluso ieri), prevista in scaletta per le 22, è stata posticipata di due, e dico due ore e mezza. Adesso, chi osa far aspettare cosi tanto l’artista numero uno in classifica? Colei che riempie ancora tutti i centri sociali del Lazio e interland? Sto parlando di Marina Rei, che mica ce parte dalla Portuense fino a Sanremo pè cantà a mezza notte eh? Cara Marina, devi dì all’amico tuo che non era all’esame di maturità e che portare a Sanremo una canzone già edita è più grave di farsi sgamà con i bigliettini nella cintura dei jeans. Nell’ora successiva mi capita di tutto, vedo cose che voi umani… Giusy Ferreri è stata cosi carina da scegliere di duettare con suo nonno, ormai sordo (qualcuno mi corregge, in realtà è Alessandro Haber), ma la sua preoccupazione è bensì un’altra: la sua Birkin. Non la perde di vista un attimo! No no, non è il primo aprile ragazzi, Giusy Ferreri ha una Birkin e l’ho vista con i miei occhi (d’altronde una sarà padrona di spendersi la liquidazione dell’Esselunga come vuole o no?) A metà serata la confusione ed il trambusto mi fanno venì un mal di testa che quello di Capodanno, a confronto, è una passeggiata. Ho bisogno di un po’ d’aria, e poco distante dai camerini (per rendere l’idea sarebbe meglio chiamarli con il loro nome: loculi) trovo l’unico posticino all’aperto che permette di fumare. Piccolo, stretto, in due bisogna stringersi, ma io (lo sanno tutti) sono un buono ed è proprio per questo che faccio spazio moooolto volentieri a Francesco Renga. Io, Francy, le stelle. Aiuto...Kekko dei Modà interrompe l’atmosfera romantica (manco fosse l’ultima Stephanie Forester), ma nonostante tutto rientrati il selfie è d’obbligo. Torno in Teatro giusto in tempo per godermi la vittoria di tale Rocco Hunt, sul quale è già stato detto tutto (io preferivo Diodato, mi fidanzerei solo per lasciarmici subito e cantare “Babilonia” in lacrime). Spero di rivederlo presto, anzi ne sono sicuro (il passo da Sanremo alla festa della Madonna della Neve di Torre Annunziata è breve). Stamattina in conferenza sono assente, la tristezza mi sta assalendo: è gia sabato. Domani sarà’ tutto finito, e la certezza è una (no, no basta parlare di Mollica): dopo una settimana del genere, qualcuno mi prenoti un mese alla Clinica del Sole. Stanotte scopriremo il vincitore (o la vincitrice) e poi le luci del palco si spegneranno. Quindi vi lascio e vi saluto, perché ho poche ore per rubare le favolose scarpe giallo fluo che Arisa ha sfoggiato ieri. A domani (passo e chiudo). By Angelo Rifino.

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