The Carrie Diaries: cosa succede se Gossip Girl incontra Sex and the City

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Paura, fastidio, sgomento, curiosità.
Da un anno esatto, ovvero da quando venne ufficializzato il via a The Carrie Diaries, prequel tv di Sex and the City, ci si divide tra l’ODIO a prescindere e la voglia di sorprendersi.
Perché 10 anni dopo la sua fine, un altro Sex and the City non si è ancora visto in giro.
Peccato che la versione da educande in vacanza della CW, che NON è la HBO, stia a Sex and the City come Flavia Vento a Rita Levi Montalcini.
La prima puntata delle 13 annunciate, andata in onda pochi giorni fa ed affondata dal punto di vista degli ascolti, ha infatti poco o nulla a che fare con la serie targata Darren Star, se non l’autrice originale, Candace Bushnell, la Grande Mela, e Carrie Bradshaw versione quindicenne che già se sente sto cazzo.
Proviamo però a partire dai lati positivi del progetto:
– gli anni 80. La ricostruzione, da questo punto di vista, funziona. Tra colonna sonora (notevole), abiti, oggettistica e fotografia, The Carrie Diaries stupisce.
– la chiave di lettura omosessuale: si può parlare di Sex and the City senza metterci in mezzo i gay? No. Approfittando del periodo in evoluzione, ecco ‘sorgere’ l’accettazione omosessuale da parte dell’immancabile amico di Carrie, ovviamente gay e ancora inconsapevole di esserlo.
– la protagonista: anche se il personaggio è già insostenibile (2 ore a New York e fai la figa, amore anche meno), AnnaSophia Robb è Sarah Jessica Parker, senza porro.
Ed ora, spalanchiamo il portone a tutto ciò che non va:
– Carrie Bradshaw aveva una sorella minore? Quando, come e perché. In sei stagioni di Sex and the City non è mai stata pronunciata la parola ‘sorella’. Rendiamocene conto.
– Carrie Bradshaw non viveva a un’ora da New York.
Carrie Bradshaw e la morte di una madre in fase adolescenziale, tanto da costringerla a tramutarsi in figura materna per la sorella minore, con l’aiuto dell’amorevole paparino. Anche tutto ciò, in Sex and the City, non si è mai ne’ visto ne’ sentito. Anzi, in Sex and the City scoprimmo che il padre ABBANDONO’ Carrie. Quindi de che stamo a parlà?
– il sesso. Dov’è finito il tanto adorato sesso? Ovviamente sparito, perché al centro della trama c’è pur sempre una quindicenne, vergine, che aspetta un wurstel da infilare nella propria serratura. Dimenticatevi le porcate di Samantha.
– la ridicoloaggine della trama. Ricapitoliamo: una pischella va a ‘lavorare’ 24 ore a settimana nella Grande Mela. Qui incontra l’editor di Interview in un negozio, l’aiuta a scippare un vestito firmato, ci diventa amica e ci esce, insieme a tutti i suoi conoscenti fighettini di New York. E nessuno, ma proprio nessuno, si rende conto di aver davanti una quindicenne. Certo.

Mashuppando Sex and the City con Gossip Girl, la CW ha quindi dato vita ad un mostro. Magari anche interessante, come teen-serie anni 80, ma automaticamente ridicolo nel presentarsi come ciò che non è e che non potrà mai essere. Perché solo la HBO poteva rendere credibile e sopportabile il ritorno televisivo di Carrie Bradshaw, qui talmente riveduta, corretta, trasformata e ripulita, da non avere speranze di sopravvivenza. 13 episodi, e poi ciao.

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