Sanremo 2012: va in onda l’umiliazione gay con i Soliti Idioti

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Aridatece Povia.
Ho voluto dormirci sopra, e non buttarmi subito al pc per esternare pensieri più o meno logici, per evitare esagerazioni.
Ma la rabbia non è passata. Anzi, paradossalmente è cresciuta con il passare delle ore. Perché ho consapevolizzato. Cosa? Che siamo un Paese di merda.
24 ore dopo l’imprevedibile show di Adriano Celentano, a cui la Rai aveva concesso totale carta bianca, Sanremo è riuscito nell’apparentemente impossibile impresa di far peggio, grazie a Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio, ovvero i Soliti Idioti.
E’ la mezzanotte passata quando i due intervengono per la terza volta nell’arco della serata.
Interpretano due omosessuali. Due gay da tv anni 80. Da Drive In a Il Vizietto. Con un triplo salto carpiato torniamo indietro di 30 anni, tra agghiaccianti battutine e volgari cliché. Fino all’apoteosi dell’assurdo. Perché i due imbecilli vogliono ‘interpretare’ una canzone. E lo fanno.
Omosessuale, lo capisce anche mia nonna che è lo stesso che esser donna, senza il ciclo mestruale“, cantano in coppia, per poi baciare in bocca un Gianni Morandi sconvolto, tanto da continuare a ripetere per circa 3 minuti “non ho nulla contro gli omosessuali, ma io preferisco Belen”.
Ironici? Politicamente scorretti? Dissacranti?
No, semplicemente ingiustificabili ed indigeribili.
In pochi anni Sanremo è passato dall’Oscar Wilde di Roberto Benigni ai soliti imbecilli che ci hanno deriso, sfottuto ed umiliato in Eurovisione.
E che nessuno venga a parlare del solito vittimismo gay.
Lo stesso conduttore si è letteralmente cagato sotto chiedendo al direttore artistico Mazza se ‘PER CASO’ non avessero esagerato.
E c’era bisogno di aspettare lo show per rendersene conto?
Ora, Francesco Mandelli e Fabrizio Biggio non sono Celentano. Non avevano contratti blindati ne’ totale carta bianca.
Prima di salire su quel palco i loro testi sono stati letti e approvati.
Prima di salire su quel palco quella canzone è stata provata, soppesata e ‘promossa’.
Prima che i due salissero su quel palco TUTTI, e dico tutti, sapevano cosa avrebbero fatto.
E l’hanno fatto, senza freni o censure, distruggendo l’immagine del gay REALE in 10 interminabili minuti.
“Se li incontro, sti due, li meno”, ha twittato Ivan Scalfarotto.
“#Sanremo: proibito di parlare della chiesa, sfogatevi sugli omosessuali che la chiesa è contenta”, ha risposto Anna Paola Concia.
Ciò che si è visto ieri sera in prima serata, su Rai1, davanti a 10 milioni di telespettatori, è inconcepibile.
Perché brutale, inatteso, immotivato e sinceramente ingiusto.
Siamo quotidianamente derisi da politici omofobi e clericali, costantemente dimenticati persino da quei partiti che dovrebbero essere al nostro fianco, schifosamente evitati dal treno dei diritti, che da sempre passa per tutti tranne che per noi, e abbandonati dall’opinione pubblica. C’era davvero il bisogno di prenderci per il culo ancora una volta, senza diritto di replica, senza contraddittorio, senza via di uscita, in Eurovisione?
No, quel bisogno non c’era. Ed è per questo motivo siamo un Paese di merda. Perché se Celentano attacca la Chiesa succede il putiferio, mentre se due imbecilli sfottono e deridono il mondo glbtq per 10 minuti non succede una beneamata mazza. Facendoci così passare ancora una volta per ricchioni isterici, cacacazzi, incontentabili e privi di ironia. Nel totale o quasi silenzio delle associazioni gay, ancora una volta totalmente inutili.
Ma questa è un’altra triste storia…

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