Sinistra e Libertà dice UFFICIALMENTE sì ai matrimoni gay

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Sarà che si sente ARIA di elezioni, sarà che dinanzi ad una classe politica allo sbando è FACILE fare ‘campagna acquisti elettorale’, sarà che da TEMPO, troppo tempo, un po’ tutti si siano dimenticati dei diritti glbtq, associazioni gay comprese. Insomma, sarà quel che sarà, ma Sinistra e Libertà di Nichi Vendola, tramite il gay friendly e GNOCCO Luca Sappino, ha ROTTO GLI INDUGI. «Matrimoni e omogenitorialità. Niente di meno». Questo lo slogan, da fare proprio, e da CONTROFIRMARE, attraverso questa petizione on line. Sarà dura, lunga e difficile, ma un giorno anche noi riusciremo a sposarci, e ad adottare figli, senza dover EMIGRARE in un altro paese. Tutto sta nell’iniziare a BATTAGLIARE, affinché ci vengano riconosciuti dei SEMPLICI diritti.

Abbiamo per anni abbassato troppo l’asticella delle nostre richieste. Ci siamo per anni dati obiettivi di cui non ci importava granché. Ci siamo illusi, questa è la verità, e abbiamo ignorato quelle che sono le nostre reali convinzioni, le reali aspettative. Cosa ci interessava a noi dei Pacs, dei Dico, dei Didore. Non sappiamo neanche bene cosa significhino tutte quelle strane sigle. Eppure eravamo noi a proporle. Eravamo noi a partire da lì, dai Pacs. Ignorando le più basilari regole del mercanteggiare. Parti con un prezzo alto per vendere poco più in basso.

È la regola numero uno di chi vuole fare buoni affari. Vale per chi vende e vale per chi compra, ovviamente al contrario. Vale al mercato, ma vale anche in politica. Più o meno. Noi, però abbiamo fatto finta di non saperlo. Siamo partiti già con lo sconto sul cartellino. Quando la sinistra parla di diritti civili sembra di assistere alla grande stagione dei saldi. “Ribassi fino al 30%”, “liquidazione!”, “ultimi sconti”. Nella nostra testa abbiamo sempre saputo bene per cosa avremmo dovuto batterci, quali conquiste avrebbero finalmente garantito diritti uguali a tutti i cittadini. Sapevamo che avremmo dovuto parlare di matrimoni, non di unioni. Eppure da lì siamo partiti, come pessimi mercanti. E infatti non abbiamo concluso granché. Anzi nulla. Noi e tutti quelli che aspettavano una risposta, tutti quelli che erano pronti ad accontentarsi pure di un unione civile, tanto per cominciare, siamo rimasti a bocca asciutta, a mani vuote e senza diritti. Abbiamo sbagliato tutto, per anni. Era sbagliato tenere l’asticella così bassa, nell’illusione che servisse a portare a casa qualcosa. Era sbagliato come strategia ed era sbagliato politicamente. Perché dei Pacs, dei Dico e dei Didore, a noi non frega nulla. Non frega a noi e non frega a chi rivendica quei diritti. Allora, è giunta l’ora di provare l’altra strada. Chiedere il prezzo che si vuole realmente. E punto. Sui cartellini mettiamo due parole chiave. Una semplice semplice, che capiscono tutti, che è nei sogni di tutti, l’altra un po’ più complicata, oscura, sconosciuta. Scriviamo matrimonio e omogenitorialità. Propongo di cominciare dalla seconda, quella difficile.

Impegniamoci affinché anche da noi, single e coppie dello stesso sesso possano adottare un figlio. Facciamolo con lo spirito suggerito dalla campagna di Arcietero. Non facciamolo fare solo ai movimenti omosessuali, facciamolo tutti insieme, convinti che per quel diritto passino i diritti di tutti, che un stato civile è civile per tutti o non lo è. Facciamolo firmando online la petizione. E impegnandoci a inserire la rivendicazione nei nostri ragionamenti politici, nei nostri programmi elettorali. Noi restiamo fermi lì, in alto, sul prezzo massimo. Saranno gli altri a venirci incontro. Come al mercato. Ci diranno «no, le adozioni no, è troppo». Noi risponderemo che non è troppo manco per nulla. Che è così ovunque. Che vadano a mercanteggiare sui diritti in Francia, in Spagna, in Olanda, in Sudafrica. Andassero lì o in Uruguay, dove le adozioni sono realtà da tempo.

Provino pure a raccontare lì che i bambini non crescono bene anche con due papà o due mamme. Vadano pure, vedrete come poi torneranno. Torneranno esasperati e ci diranno. «Va bene. Vada intanto per i matrimoni, sul resto ci pensiamo». Gli sembrerà un prezzo stracciato. E noi avremo vinto la prima battaglia. Da lì, anche la seconda sarà una passeggiata. Vedrete. Basta smettere di fare sconti e ripetere: «Matrimoni e omogenitorialità. Niente di meno».

Luca Sappino.

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