Bruno Vespa e l’italiano sempre più fastidiosamente medio…

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Negli ultimi giorni a mio avviso si è parlato anche TROPPO poco dell’ultima ‘vespata’ televisiva, degna dell’Italia maschilista e sessista che vede la donna come due tette e no spacco rugoso più a sud. E stop.
Siamo al premio Campiello, “premio letterario italiano che viene assegnato annualmente a un’opera di narrativa italiana edita nell’anno di riferimento”. A presentare il tutto Bruno Vespa, che chiama sul palco Silvia Avallone, premiata per il suo romanzo Acciaio ed applaudita dal presentatore non tanto per le sue capacità di scrittura quanto per l’abbondante ZINNA. Della serie “io si che me ne intendo“. Di libri? Nono, proprio de zinne!  L’occhio viscido del Vespa nazionale cade infatti sul generoso decoltè della Avallone, imbarazzata dinanzi alla palese eccitazione del conduttore, che PREGA addirittura la regia di inquadrarlo dettagliatamente, neanche fossimo tornati ai tempi di Drive In e Colpo Grosso, senza tra l’altro riuscire a guardare ALTROVE.
E la scrittura? La narrativa? Il romanzo? I complimenti alla scrittrice? Ma che vadano pure a farsi fottere… d’altronde due bocce son sempre due bocce. 
Silvio Docet.
W l’Italia.

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