GrindHouse: Death Proof, per le mie recensioni (si lo so, spesso da querela!!)

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GrindHouse: Death Proof

Folle, visionario, incredibile, assurdo, geniale, semplicemente Quentin Tarantino.
L’attesa per questo GrindHouse, ainoi diviso in due dalla dura legge del marketing, stava diventando spasmodica e al momento è stata decisamente ripagata dal capitolo firmato Quentin, Death Proof, aspettando quello firmato Rodriguez, Planet Terror.
La trama è un puro pretesto, tutto quel che conta è il modo in cui è stata raccontata e rappresentata, attraverso un percorso di incredibili citazioni cinematografiche, rimandi storici, non sense, tutti miscelati all’interno di questo enorme calderone riempito da quel perfetto cuoco malato di cinema, che mai come questa volta si è DIVERTITO nel fare quel che gli pare.

Pellicola sgranatissima, errori voluti di montaggio, dialoghi lunghissimi e sboccatissimi, autocitazioni a Kill Bill, con lo sceriffo Michael Parks e il suo figlio n. 1, la Pussy Wagon e la suoneria del fischiettio di Daryl Hannah, Le Iene, con i dialoghi nel bar, Jackie Brown, con la camminata iniziale presa para para da quella di Bridget Fonda, Pulp Fiction, con la lap dance, il feticismo spasmodico per i piedi, il sangue gratuito, un cameo, un bianco e nero che appare improvvisamente, per poi lasciare spazio ad un ritorno sgargiante del colore, non più sgranato, per dare ancora maggiormente il senso di straniamento, con tanto di Rosario Dawson che prende le veci dello spettatore, rimasto di sasso dal giallo accecante della macchina e dal vestito di una delle ragazze, che giustamente risponde “ma che cazzo ti guardi?”, cinecitazioni e omaggi a Dario Argento, quando Kurt Russell fotografa le 4 ragazze, come nell’Uccello dalle piume di Cristallo, ad Ennio Morricone, come in Kill Bill, a Duel di Spielberg, che è l’ossatura poi della trama, a The Hitcher, a Punto Zero, al mitco Zozza Mary, Pazzo Gary, ripetuto più e più volte all’interno della pellicola, a Faster Pussycat, Kill Kill!, nelle scene tutte al femminile dove il maschilismo viene sommerso di botte dal girl power.
Un concentrato di azione, di risate, di puro divertimento, di lunghissimi dialogi, orchestrati da un vero e proprio genio visionario, da molti idolatrato, VEDI ME, da altri semplicemente disprezzato, perchè accusato di COPIARE semplicemente le idee degli altri, capace ancora una volta di STUPIRE, di lasciare di STUCCO, attaverso una pellicola che ha come UNICO obiettivo quello di DIVERTIRE, con un secondo tempo tutti inseguimenti semplicemente FENOMENALE, riuscendoci in pieno.
CAPOLAVORO!

Voto:9

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