Elenoire Ferruzzi eliminata. Ma quale transfobia. Il Gf Vip se l’è giocato male diventando televisivamente parlando insopportabile

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Eliminata al televoto flash con il 90% delle preferenze.
Praticamente un plebiscito. E tanti, troppi, a gridare alla transfobia del telespettatore medio.
Elenoire Ferruzzi è durata 37 giorni nella Casa del Grande Fratello Vip. Un’enormità. Avessi dovuto puntare 10 euro avrei scommesso tutto su una sua squalifica nel giro di una settimana. E invece ha resistito, combinandone però di tutti i colori. Dopo 3 giorni aveva già sbroccato a Luca, colpevole di averle parlato, di averla trattata come un essere umano. Lei si era dichiarata innamorata (dopo 3 giorni), sbattendo in faccia a lui l’accusa di essere transfobico, di non voler ammettere i propri sentimenti (dopo 3 giorni!) per lei. Chiuso il caso Luca, il copione si è ripetuto con Daniele. Stessa dinamica. Lui si avvicina a lei, come amica. Lei perde la testa per lui e gli rinfaccia il non voler rivelare il proprio amore nei suoi confronti perché donna trans.

Persino Vladimir Luxuria, via social, le consiglia di allentare la presa, perché non è che qualsiasi palo in faccia sia riconducibile alla transfobia interiorizzata dall’uomo medio italiano. Eppure da ore si leggono tweet e stati social che gridano proprio a questo, ad un’Elenoire eliminata a furor di popolo perché donna trans. Peccato che Ferruzzi, passati forse i primi giorni da ‘meme’, sia lentamente e televisivamente parlando diventata insopportabile, all’interno del GF Vip, portatrice sana di vittimismo ad orologeria. Nulla di nuovo o sconvolgente perché chiunque l’abbia mai seguita avrebbe potuto ampiamente prevedere il suo percorso dentro la casa, ma al pubblico generalista che non sapeva chi fosse simili scenate non potevano che far girare le scatole. E così è stato. Già con il “caso Bellavia” aveva raschiato il fondo del barile, salvandosi per volontà di quegli stessi autori che ieri l’hanno spedita ad un televoto flash chiaramente pensato per farla subito andar via, che ha dato esiti incontrovertibili. Non ci fosse finita ieri, sarebbe comunque uscita al primo televoto utile, senza considerare il fatto che più volte aveva minacciato l’intenzione di ritirarsi. Perché diciamocelo, Elenoire non faceva più ridere nessuno ed era diventata di una poco gradevole cafoneria e di una pesantezza inaudita, nel continuare a rinfacciare a chiunque osasse contraddirla il suo passato difficile, la sua complicata storia sentimentale, l’odio a lungo ricevuto solo e soltanto perché donna transgender. Ma a forza di parlarne, e soprattutto di parlarne in quel modo, Elenoire stessa non ha fatto un buon servizio alla comunità trans* nazionale, che vuoi o non vuoi ha in qualche modo rappresentato all’interno del GF Vip, mostrandosi così emotivamente fragile, così orgogliosamente maleducata, così dannatamente bisognosa d’affetto maschile e al tempo stesso furiosa nei confronti di qualsivoglia ipotetico rifiuto, sempre in bilico tra il perculo e lo sclero gratuito e tracimante, strumentalizzando dolori e vissuti che avrebbero meritato altro tipo di racconto. Che l’Italia sia ancora un oggi un Paese omotransfobico lo dice la cronaca nazionale, lo dice il Governo appena insediatosi che ha raccolto 1/4 dei voti alle ultime elezioni, lo dice l’esistenza di qualunque persona LGBTQ, ma in questo caso sarebbe tutto così straordinariamente riduttivo ed esageratamente facile puntare il dito contro la transfobia per giustificare la cacciata di Elenoire. Perché poi diciamocelo, all’italiano medio piace ripulirsi la coscienza con un semplice voto social, illudendosi così di essere inclusivo, aperto, lontano dall’omotransfobia perché circondato dai “tanti amici gay”. Se la cacciata di Ferruzzi è stata televotata in massa, il motivo è da cercare altrove, ovvero nell’essere stata h24 questo insostenibile tipo di Elenoire.

L’omotransfobia reale dell’italiano medio é ben altra cosa, non sminuiamola co’ ste cazzate, preferendola ad una legittima antipatia nei confronti di una donna che ha fatto di tutto per mostrarsi tale.

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