Tommaso Zorzi, sorrisoni e applausi davanti a Giorgia Meloni che diffonde assurdità sul DDL Zan

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C’era una volta il Maurizio Costanzo Show.
Tornato in onda su Canale 5 in seconda serata, teoricamente in un tutti contro lei che vedeva Giorgia Meloni protagonista.
Ma alla fine è nato il solito teatrino ad uso e consumo della leader di Fratelli d’Italia, libera di sparlare a proprio piacimento con poche opinioni contrarie, la claque in platea ad ogni frase fatta, un contraddittorio a dir poco limitato e un Tommaso Zorzi sorridente, plaudente, amichevole nei suoi confronti. L’unica domanda che aveva a disposizione Zorzi, che si è intestato quasi con orgoglio la canzone “Io sono Giorgia” (non sua), se l’è giocata chiedendole un’opinione sul voto ai 16enni. Me cojoni.
Poi dinanzi a Maurizio Costanzo, che sul gong della trasmissione ha ricordato a Meloni l’aggressione omofoba di Valle Aurelia e la necessità di una legge contro l’omotransfobia, la deputata di Fratelli d’Italia ha detto tutto e il contrario di tutto.
In pochi minuti le sono uscite una quantità tale di fregnacce da far tremare i polsi, facendo passare addirittura gli omosessuali come ipotetici discriminati, dinanzi al DDL Zan, perché eventualmente considerati categoria protetta. Oltre la surrealtà. “E allora le donne?”, si è chiesta, senza sapere che la legge contemplerebbe anche la misoginia. Fingendo di non sapere che il DDL Zan andrebbe semplicemente ad ampliare una legge già esistente, la Legge Mancino, che da quasi 30 anni sanziona e condanna gesti, azioni e slogan legati all’ideologia nazifascista, e aventi per scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali. A questi, dopo quasi 30 anni d’attesa, si aggiungerebbero l’omotransfobia, la misoginia e l’abilismo. Nè più nè meno.
“Altra cosa è il dire di andare dai ragazzini di 7 anni alle scuole elementari a fargli scambiare i vestiti per fargli capire cosa sia l’omosessualità”, ha avuto il coraggio di esternare, in modo come al suo solito gratuito e menzognero, alludendo alla semplice giornata contro l’omotransfobia che verrebbe istituita negli istituti scolastici.
Ha sottolineato come il nostro ordinamento già contempli punizioni per i reati ai danni di coppie gay, fingendo di non cogliere l’importanza di un’aggravante, perché vero è che già oggi un giudice può applicare le aggravanti per futili motivi ad un’aggressione contro una persona LGBT previste nell’articolo 61 del codice penale, ma  è ancor più vero che non è obbligato a farlo. Può, non deve, che fa tutta la differenza del mondo.  Ha finto di non cogliere l’importanza di un’educazione all’inclusione nelle scuole,  di non cogliere l’assenza di un reato che al momento rende impossibile persino la raccolta di statistiche ad hoc, ha finto di non capire la pericolosità di certi termini che istigano all’odio e indirettamente alla violenza, alla destra tanto cari e per questo protetti con le unghie e con i denti.

Tutto questo mentre il vicedirettore de La Verità la spalleggiava, buttando in mezzo e in modo del tutto gratuito l’utero in affitto, che è già vietato dal nostro ordinamento e che nulla c’entra con il DDL Zan. 3 minuti di risposta semplicemente assurdi, privi di qualsivoglia dibattito, replica concreta, appunto sensato. “Prima ancora è una battaglia culturale, quella che va combattuta“, ha sfacciatamente sottolineato Meloni a un Costanzo che ha non ormai più la prontezza di una replica,  dal pulpito di un’ipocrisia senza più fondo che da qui a pochi anni governerà l’Italia.

Tutto ciò, lo ribadisco,  con Tommaso Zorzi sorridente, plaudente, silente.
Cuor di Leone. E io lo capisco che sei giovane e il Maurizio Costanzo Show è un palco storico e impegnativo, da far tremare le gambe, caro Tommaso, ma allora visto il delicato argomento trattato e l’ospite in studio stattene a casa, se non sei in grado e devi limitarti a sorridere e ad applaudire come una Velina qualsiasi.

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