It’s a Sin, il pezzo dei Pet Shop Boys fa boom grazie alla serie con Olly Alexander: +249% di ascolti

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Partiamo dal principio.
It’s a Sin, miniserie inglese di Russell T Davies, è un capolavoro.
Il padre di Queer as Folk ha ricostruito la Londra dei primi anni ’80 terremotta dall’AIDS, seguendo le vite di tre giovani omosessuali, Ritchie, Roscoe e Colin, travolti, come tutti, dall’epidemia. Olly Alexander, cantante degli Years and Years, è il protagonista assoluto, bravissimo e credibilissimo, mentre attorno a lui la comunità acquisisce consapevolezza nei confronti dell’HIV, subisce lo stigma e la discriminazione, viene fatta morire, viene arrestata, umiliata.
It’s a Sin è presto diventata la serie più vista di Channel 4, con recensioni entusiastiche e uno sbarco USA grazie ad HBO Max. Se in Italia è ancora inedita, con il serio rischio di rimanerci a vita, viste le tematiche trattate e il sesso gay candidamente mostrato, nel Regno Unito It’s a Sin è diventata argomento di dibattito nazionale. E non solo. Il brano dei Pet Show Boys, cult del 1987 che fa da colonna sonora alla miniserie, è andato incontro ad un boom di vendite, tornando a volare nella chart inglese.
+249% dalla messa in onda del primo episodio. Ogni settimana circa 310mila streams, rispetto ai 93.000 precedenti alla miniserie.
Segno di un successo travolgente, e meritato, che mi auguro possa essere riconosciuto ai premi tv della prossima stagione, perché la penna di Russell T Davies, così graffiante e ironica, drammaticamente bilanciata e a tratti coraggiosa, necessita di un ulteriore plauso.
Nel cast, oltre ad Olly che ha ricantato It’s a Sin in acustico, Neil Patrick Harris, Keeley Hawes, Stephen Fry, Tracy Ann Oberman, Shaun Dooley, Lydia West e Nathaniel Ash.

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