Luna Nera, le note di regia della serie italiana Netflix sulle streghe medievali

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16 settimane di riprese, realizzate negli studi di Cinecittà – dove sono state ricostruite le scenografie del XVII secolo – e in diverse location del Lazio, tra cui la magica cornice di Canale Monterano, l’incantevole borgo di Celleno, e il meraviglioso castello di Montecalvello appartenuto negli anni ‘60 al celebre artista parigino Balthus. Le riprese si sono svolte anche nella Selva del Lamone, a Sorano, Sutri e all’interno del Parco degli Acquedotti di Roma.
Tra due giorni arriverà su Neflix Luna Nera, attesissima e temutissima serie italiana sulle streghe medievali.
Le registe Francesca Comencini, Susanna Nicchiarelli, Paola Randi, insieme alla scrittrice del romanzo da cui è stata tratta la serie, Tiziana Triana, hanno così presentato il progetto.

Da dove viene la magia? Forse da questa domanda siamo partite, dicendoci che niente è più magico della realtà, se la si guarda attraverso gli angoli bui nei quali spesso sono state relegate le donne: la nascita, l’infanzia, il corpo ammalato, la morte. Il prendersi cura di questi passaggi, guardarli, saperli consolare e accogliere. Un po’ da questo, forse, possiamo dire di essere partite, per la regia di Luna Nera. Mettere insieme un mondo che fosse al tempo stesso realissimo e magico senza che le due cose fossero in contraddizione. Un fantasy, dunque? Sì, forse. Un fantasy in cui la magia cammina al ritmo del racconto e cresce nelle pieghe concrete della materia. Nelle agre campagne della Tuscia, attraverso le facce realissime di donne che vengono chiamate streghe. Cosa sono? Donne, e nient’altro. Donne che con la loro sapienza e la loro differenza spaventano. Un tentativo di fantasy, un azzardo, una scommessa, in cui il racconto non è il pretesto per gli effetti magici ma anzi gli effetti magici sono il sale del racconto, e hanno facce, aliti, sudori e corpi dei personaggi, speriamo!

Abbiamo pensato che ciò che noi, registe italiane, potevamo fare nel tentare di affrontare un genere così poco consueto nella nostra esperienza e invece così codificato e praticato, con grandi riuscite e mezzi imparagonabili, dalla cinematografia anglosassone e americana, fosse rispettare il genere e i suoi codici ma surriscaldare al massimo ciò che lo sottende: le emozioni, il racconto, i sentimenti, la Storia, i personaggi, alzare la temperatura e portare questo magma a vibrare fino a rompere la crosta del genere non per sovvertirlo, ma anzi per rinforzarlo e celebrarlo, a modo nostro.

La passione e l’entusiasmo ci veniva innanzi tutto dall’occasione, davvero unica, che questo progetto ci dava: quella di raccontare la strage invisibile di donne che per secoli nel nostro paese e in altre parti di Europa è stata compiuta. Non conosciamo quasi nessuno dei nomi delle donne bruciate vive perché accusate di stregoneria, né il loro numero esatto. La loro strage non viene insegnata nei libri di storia. Eppure tutti, ancora oggi, istintivamente, sappiamo subito di cosa si parla quando si dice “caccia alle streghe” e in tutti questa espressione evoca paura. Si tratta della persecuzione di persone non per ciò che hanno fatto, ma per ciò che sono. In questo caso, delle donne. La possibilità di raccontare un piccolo pezzo di questa grande storia sommersa è stata fonte per noi di grande passione. Molte cose ci hanno unite nell’affrontare questo progetto, una forse più di tutte: l’idea di non rappresentare queste donne come vittime. Sono perseguitate, sì, ma forse più per la loro forza che per la loro debolezza. Una forza di cui loro stesse non sono consapevoli, e che, a mano a mano che il racconto procede, e che si prendono mano nella mano l’una con l’altra, imparano a riconoscere e a usare: da qui i “poteri”, che si manifestano e diventano sempre più visibili, e il tono della serie che nell’andare avanti delle puntate diventa più “fantasy”.

Nello scrivere queste note non possiamo non evocare anche la novità di collaborare tra colleghe donne, una rarità assoluta per tutte noi. Il nostro essere un gruppo tutto al femminile non è stato un progetto pensato a tavolino ma piuttosto l’espressione del desiderio di lavorare insieme, per i film che le une e le altre avevamo fatto, le sceneggiature e i libri che le une e le altre avevamo scritto o a cui avevamo partecipato, per la curiosità dell’una verso l’altra, e l’ammirazione reciproca che, fin dall’inizio e per tutto il tempo del nostro lavoro comune, ci siamo festosamente riconosciute.

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