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Il Corriere della Sera e la nuova ossessione da chem sex gay

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chem-sex  Ci risiamo.
Pochi giorni dopo il primo articolo, che tante polemiche ha suscitato, il Corriere della Sera è tornato ad occuparsi del ‘fenomeno chem sex‘, ovviamente visto solo e soltanto attraverso la lente d’ingrandimento del mondo LGBT.
Perché gli eterosessuali, si sa, non si drogano, non fanno sesso senza protezioni, non conoscono il termine ‘orgia’ e non hanno app ad hoc per potersi trovare e rimorchiare.
Fantascienza, per l’appunto.
A parlare, questa volta, un architetto di Bologna, 35 anni e da 7 sieropositivo, che ha raccontato la propria devastante esperienza con il chem sex.

«“Smetto quando voglio” è lo slogan che accompagna chi è nel giro, ma anche “non riesco più a stare senza”. Le feste durano 24 ore, si svolgono soprattutto in casa. Ma abbiamo frequentato anche saune in cui ci offrivano gli stupefacenti e locali di “cruising”, circoli privati con darkroom. Ricordo che in un locale nel Padovano un ragazzo usò il “G” (GHB, Gamma-idrossibutirrato) ed ebbe una reazione avversa, i buttafuori lo accompagnarono in macchina abbandonandolo al suo destino». «Ho visto gente collassare, lasciata a dormire in una stanza senza sapere se è viva o morta». «In questi festini invitano gente abbiente che paga la droga. Metanfetamine, ketamina, GHB, Popper, Viagra, ghiaccio spray. Ogni tanto cocaina. Chi la porta la infila nei pacchetti di sigarette, nelle mutande, nelle caramelle. Si hanno rapporti sessuali non protetti e quando la serata incomincia a scemare, si chiama altra gente via social per ravvivare l’atmosfera. A fine serata si è stanchi, si diventa irritabili ed è facile che scattino battibecchi. Una volta uno degli invitati mi ha preso a pugni». «Nei social abbiamo dei codici per riconoscerci: nomignoli come “KMS”, chems; “Fun”; maialini o scritte “Bareback”, che significa senza preservativo». «Tutti professionisti rispettabili: insegnanti, medici, politici, direttori di locali in voga, giovani di buona famiglia. Il 98% ha rapporti sessuali non protetti e molti dei partecipanti sono sieropositivi. Quindi quando entri in un gruppo “bareback” metti in conto il rischio di contrarre l’Hiv».

Il quotidiano si sbilancia addirittura con le percentuali, sottolineando come ‘nelle comunità gay milanesi, bolognesi e romane si stima che l’8% pratichi il chem sex, con percentuale in aumento‘. La tenaglia che da un paio di settimana si è stretta attorno alla comunità, rappresentata come un girone dell’Inferno dantesco, prosegue, per la gioia dei clic accumulati dal sito del Corriere, dei cattoestremisti in festa e di tutti quegli omosessuali italiani, ovvero la stragrande maggioranza, che non hanno mai partecipato a festini e orge, che fanno sesso solo utilizzando il preservativo e che alle droghe preferiscono il semplice ormone impazzito. Che è pura e semplice natura.

chemsexxxx

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