Deborah ed Elena ‘spose’, nel bolognese il primo ‘matrimonio gay’ d’Italia – video

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Si è celebrato a Castel San Pietro, nel bolognese, la prima ‘unione civile’ italiana tra due persone dello stesso sesso.
A fare la storia sono state Deborah ed Elena, 46 e 45 anni, da 5 anni innamorate e da oggi ‘spose’.
A bruciare tutti gli altri comuni sul tempo il Sindaco Fausto Tinti, che ha rotto gli indugi dopo il via libera ottenuto pochi giorni fa dal Consiglio di Stato e la firma di Matteo Renzi al decreto ponte.
“Vi dichiaro unite civilmente”, l’immancabile frase di rito, con amici, parenti e genitori ovviamente presenti, tra commozione, fotografi, curiosi e chicchi di riso arcobaleno.
Ecco, da oggi queste immagini diverranno finalmente quotidianità.
Anche in Italia.

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Comments

  • fabulousone 27 Luglio 2016 at 13:42

    Nient’affatto. I rapporti sessuali con terzi con costituiscono di per sé messa in discussione del rapporto di coppia, non significano di per sé infedeltà. Nelle coppie in cui, che so, si decide di sperimentare il sesso a tre o in cui si concorda di fare sesso libero con altri o in cui c’è un cuckold non vi è nessunissima infedeltà. Quelle sono coppie perfettamente fedeli. Scrivi che avere rapporti sessuali può anche essere come fare esercizio in palestra. Giusto. Non potrei essere più d’accordo. Sottoscrivo in pieno. Così come sottoscrivo quando dici che il sesso, per fortuna, ha varie sfaccettature e che non permetti che sia lo stato a decidere la tua scala di valori. Sacrosanto. Difatti nessuno vuole importi dall’altro dei valori o delle costrizioni. L’impegno reciproco alla fedeltà è uno degli impegni previsti dal matrimonio, e il matrimonio è un vincolo che sei liberissimo di scegliere se contrarre oppure no. Ovviamente se sei etero. Se sei gay ne sei escluso, sei costretto volente o nolente a restarne fuori.

  • abiqualcosa 27 Luglio 2016 at 11:43

    quindi per te “non mettere in discussione il proprio rapporto di coppia” = “essere sessualmente fedele”. Che idea semplificata che hai del rapporto di coppia. Io questo lo chiamo medioevo, scusa eh! Tu pensi che avere rapporti sessuali mette in discussione la fusione della tua esistenza con quella di tua moglie? E perche’ mai , di grazia? Io l’ho sempre fatto con grande piacere , e il mio rapporto di coppia e’ granitico. Avere rapporti sessuali può essere come fare esercizio in palestra. Il sesso, per fortuna, ha varie sfaccettature. E non permetto che sia lo stato a decidere la mia scala di valori. A me fa impressione che siamo diventati cosi’ bigotti, cazzo gli anni ’60 e ’70 son passati senza lasciare traccia, che tristezza.

  • fabulousone 26 Luglio 2016 at 21:31

    Se hai una relazione intima con una terza persona, con rapporti sessuali o perché no anche senza rapporti sessuali, stai mettendo in discussione la fusione della tua esistenza con quella di tua moglie, insomma il rapporto di coppia che basa il vostro matrimonio, mentre se ti compri un macchinone di nascosto proprio no. Quello che mi scrivi quindi non mi torna affatto. Anche l’aggettivo medievale francamente mi sembra un po’ fuori luogo: col matrimonio ci si impegna all’assistenza reciproca, alla coabitazione, ecc; che ci si impegni anche a non mettere in discussione il proprio rapporto di coppia mi pare del tutto logico, una cosa normalissima.
    Tra l’altro, tu scrivi ‘io mi sposerò’; eh no… se contrai unione civile ti unisci, non ti sposi. Dici poi che io guardo ‘le parole’ e non ‘i diritti’; non capisco come fai a dire questa cosa… io guardo sia una cosa sia l’altra, dato che entrambe le cose sono importanti per un’eguaglianza vera. Poi, se mi vuoi dire che l’unione civile è comunque meglio del niente che c’era prima, beh, questo è un altro discorso e se ne può parlare.

  • abiqualcosa 26 Luglio 2016 at 12:43

    E’ un discorso di fiducia, dici?…ma legata solo al sesso, mi sembra. Se mi compro un macchinone di nascosto a mia moglie non mi pare sia contemplato nella legge matrimoniale. Se scopo con un altra si. E’ una cosa medievale, sono felicissimo di non averla, grazie.
    Vabbe’ se tu guardi le parole e io i diritti non saremo mai d’accordo. Io mi sposerò, e avrò gli stessi diritti degli altri, visto che non voglio figli. Tu visto che ti fa cosi’ schifo non farlo. Considerando che il nostro paese e’ evoluto quanto la Turchia e il Marocco (mica vorrai paragonare l’Italia a Francia o Germania, VERO?! Altre culture, altri mondi lontanissimi), mi sembra un risultato clamoroso. C’e’ ancora da fare ovviamente, ma per me questo risultato non era per niente scontato. Ma per niente.

  • fabulousone 26 Luglio 2016 at 5:42

    La parola matrimonio è rilevante di per sé. E’ una parola che come nessun’altra indica delle persone che si amano e diventano una sola cosa dinnanzi alla legge e alla società tutta. Non è affatto un caso che nel post per indicare il vincolo delle due donne viene tirato in ballo proprio questo termine. Significa talmente tanto, al contrario della parola unione, che a volte vien da usarlo persino nonostante la legge vigente, che ai gay lo nega, tant’è che nel post viene messo giustamente tra virgolette. Sul paragone del ristorante, aridaje, lì non ti è consentito entrare: la legge qui non consente alle coppie gay di accedere al matrimonio. E’ un fatto. L’unione civile, che dia pochi o molti diritti, è altro rispetto al matrimonio, è un confinamento che marchia i gay come degni al massimo di scimmiottare chi è ritenuto degno di sposarsi. Per il resto… Non è vero che la fedeltà riguardi prettamente la camera da letto, difatti si è infedeli se si calpesta il legame di fiducia col partner, non se si decide, che so, di fare sesso a tre. Le norme sul divorzio sono state appena riformate, per cui si poteva scopiazzare da quelle; e invece no, per l’unione civile c’è lo scioglimento immediato, che marchia i nuclei gay, che l’unione civile non riconosce nemmeno in quanto coppie, come sfarinabili all’istante.

  • abiqualcosa 25 Luglio 2016 at 23:04

    per te e’ rilevante la parola matrimonio…ma se io al ristorante son trattato come tutti gli altri, che non mi chiami “cliente” sinceramente la trovo una cosa poco rilevante. tu dici che le fontane e gli autobus son diversi…io non ti seguo. Le tasse per la successione non sono uguali? i diritti all’assistenza non sono uguali? la reversibilità della pensione non e’ uguale? mi fai degli esempi reali, invece di fare queste metafore? a parte i figli, quali diritti sono diversi? gli unici che mi viene in mente sono la fedeltà (OVVIAMENTE un passo in avanti, meglio le unioni civili. in camera da letto lo stato non entra, se permetti) e la velocità del divorzio (OVVIAMENTE un altro passo avanti. La normativa sul divorzio italiana e’ ancora supercattolica). a parte i figli, a me sembra che siano più avanti le unioni civili. no?

  • fabulousone 25 Luglio 2016 at 21:02

    Nient’affatto. Dal ristorante sei escluso e invitato a mangiare da un’altra parte. Il matrimonio è un istituto giuridico a cui in Italia le coppie dello stesso sesso non hanno accesso. La legge italiana riserva il matrimonio alle sole coppie di sesso diverso, non è aperto a quelle gay; per loro è stato creato un altro istituto, l’unione civile, un po’ come si faceva coi neri nell’America degli anni cinquanta: invece di includere i neri li si segregava, dandogli apposite fontane, appositi quartieri, appositi sedili, eccetera. Le fontane ghetto da cui i neri bevevano potevano anche fornire la stessa acqua di quelle dei bianchi, ma non erano le stesse. Erano altre fontane. I sedili di autobus sui quali erano confinati i neri portavano a destinazione, in quanto parte dello stesso autobus che viaggiava, ma non erano gli stessi. Erano altri sedili. E così via. Il confinamento nell’unione civile è una segregazione in piena regola. Una segregazione che ci nega anche la parola matrimonio, che è assai rilevante. Riguardo l’impegno reciproco alla fedeltà, anche qui, non vedo come tu possa negare che manchi, così come manca qualsiasi riconoscimento del fatto che chi si va a unire abbia una relazione di coppia; questa è una pura e semplice umiliazione delle coppie dello stesso sesso, considerate e trattate da indegne di avere legami seri come quelli etero, negate persino nella loro essenza.

  • abiqualcosa 25 Luglio 2016 at 20:02

    Il tuo paragone non e’ per niente calzante: nel ristorante puoi entrare ed essere servito esattamente come gli altri clienti. Solo che invece di chiamarti “cliente” ti chiamano “godruplo”. E’ cosi’ rilevante, se vieni trattato esattamente nello stesso modo? Per te evidentemente lo è, per me no. Sopratutto se fno ad ora nel ristorante non mi facevano entrare. E questo che fai è un cavillo senza alcuna sostanza. Sono nomi, definizioni, nomenclature. (tutto ciò nel caso non si vogliano figli, sempre, come nel caso di questa coppia, che lo ha confermato) E tirare in ballo quella farsa dell’impegno alla fedeltà lo conferma. Beato te che sei così in linea con la forma mentis italiana…..viviamo di nomenclature, moriremo di nomenclature.

  • fabulousone 25 Luglio 2016 at 16:07

    La legge di questo Paese non consente alle persone omosessuali la possibilità di entrare nel matrimonio e quindi di diventare sposi, coniugi, mariti, mogli. Non lo consente né a quelle donne del bolognese né a te né a me. Far finta del contrario soltanto per il fatto di poter avere accesso a dei diritti, tanti o pochi che siano, è come, che so, essere tenuti fuori da un ristorante perché si è gay e, invece di prendere atto del fatto che si è stati esclusi e possibilmente protestare pretendendo che la finiscano di escludere te e gli altri gay, recarsi nella via laterale dove il cuoco bontà sua ti butta del cibo e far finta di essere seduto lì al ristorante, dire tutto contento ai tuoi amici e ai tuoi familiari ‘ah questo ristorante, molto bello’. E’ una cosa assurda, estremamente ridicola e umiliante. Non importa poi se magari il cuoco ti butta una coscia di pollo come quelle che servono al tavolo; tu non sei ammesso al ristorante.
    In più, i diritti e i doveri non sono identici a quelli del matrimonio, nemmeno lasciando da parte la filiazione: persistono delle differenze, vedasi la mancanza dell’impegno reciproco alla fedeltà e di qualsiasi riferimento nella legge al fatto che quella che si unisce è una coppia; la legge non riconosce che quelli che recano nei vari comuni d’Italia a unirsi sono in una relazione di coppia.

  • abiqualcosa 25 Luglio 2016 at 11:38

    Vista l’eta’ e’ forse improbabile che volessero, potendo, fare figli o adottarli; in questo caso, essendo quest’unione indistinguibile a tutti gli effetti dal matrimonio, io userei questa parola e la parola sposa. Che confusione ci può mai essere se diritti e doveri sono IDENTICI? I cavilli burocratici noi italiani ce li abbiamo nel sangue eh?

  • fabulousone 24 Luglio 2016 at 23:01

    Tanti auguri alle due donne.
    Giusto mettere le virgolette su ‘matrimonio gay’ e su ‘spose’, dato che non c’è stato nessun matrimonio e le due donne non sono delle spose; meglio ancora sarebbe dire ‘la prima cerimonia’, ‘la prima unione civile’ e parlare delle due donne descrivendole come coppia riconosciuta dalla legge, come donne unite di fronte alla legge. Sarebbe molto più appropriato, eviterebbe di generare confusioni.
    Tra l’altro, spero per le due donne che la loro unione civile quando verrà iscritta nell’apposito registro porterà la data di questa cerimonia, se no il tutto sarà stato solo un rito simbolico senza alcun valore legale e la loro vera unione civile ci sarà, appunto, solo in seguito.

  • Mario 24 Luglio 2016 at 22:03

    Auguri <3