Nichi Vendola, prima intervista da papà arcobaleno: ‘fuggiti in Canada, fateci vivere in pace’

Condividi

Schermata 2016-06-16 alle 13.29.35

“Guarda che io e Ed non vogliamo fare i testimonial di una battaglia di civiltà. Vogliamo solo vivere in pace”. “Ho comprato casa a Terlizzi, a duecento metri dal luogo dove nacque mia madre, conosco tutti e tutti mi vogliono bene. A Roma abbiamo un piccolissimo appartamento in centro. Ma non permetteremo che il corpo di nostro figlio diventi una bandiera dei diritti civili”. “Meglio tornare a ottomila chilometri dall’Italia in questa casetta piccolina in Canadà che è piena di grazia italiana”.

Così Nichi Vendola ha dato il via ad una splendida intervista, la prima da papà arcobaleno, rilasciata a Francesco Merlo su LaRepubblica di oggi.
Un lungo e dettagliato resoconto sulla vita canadese di Nichi ed Ed, genitori da mesi del piccolo Tobia e finiti in un becero tritacarne mediatico tutto italiano, neanche a dirlo spaventosamente omfoobo.

“Dall’Italia mi arrivava il rimbombo delle volgarità che mi rovesciavano addosso. C’è qualcosa di storto nel mio Paese che mi ha fatto piangere di dolore. In quei giorni avevo chiuso ogni rapporto con l’Italia. Non rispondevo neppure ai messaggi”.

Al centro dello ‘scandalo’ la maternità surrogata, nel Bel Paese praticata nel 98% dei casi da coppie eterosessuali eppure ‘blasfema’ solo e soltanto quando sono due uomini o due donne ad utilizzarla.

“Capisco che, a parte la bestialità razzista e omofoba ci sia un pezzo d’Italia per bene che possa sentirsi disorientata. E capisco che si spacchino anche la sinistra e il femminismo. Penso che se vedessero, se giudicassero in concreto e non in astratto, capirebbero tutto subito. Prima di decidere, noi abbiamo frequentato molto le famiglie arcobaleno. Avevo i dubbi della mia generazione. Ma è la realtà che ci ha mostrato la strada. La gestazione per altri è la risposta della scienza al bisogno di famiglia, è una difesa della famiglia, che va protetta dalla violenza contro le donne, dal femminicidio, dalla sordida prepotenza domestica, non dalla scienza. La maternità surrogata è praticata soprattutto dalle coppie eterosessuali ed è probabile che tra una ventina di anni, come prevede Umberto Veronesi, sarà molto diffusa e anche in Italia si riderà di tutte queste resistenze. Qui in Canada, come in gran parte del mondo evoluto, nessuno capirebbe le vignette, i titoli dei giornali, gli editoriali infiammati contro la scienza. Certo, è chiaro che possono esserci abusi, come in tutte le cose, come nel trapianto di organi per esempio. Per questo ci vogliono buone leggi, e molta vigilanza “. “Il desiderio di paternità è il contrario dell’egoismo. Prima pensavamo all’adozione. Stiamo insieme da dodici anni e volevamo un figlio. Sia per gli eterosessuali, sia per gli omosessuali, sia per i padri sterili e sia per quelli fertili la voglia di avere figli è amore per la vita, il presupposto per la sopravvivenza dell’umanità”. “Ne abbiamo incontrate tante, e Thelma tante volte, prima di scegliere. L’agenzia di Sacramento è molto seria e le leggi californiane non consentono quel mercato che ci fa orrore e che viene praticato in altri Paesi, più poveri, in India, in Ucraina …”.

Ma ai trogloditi cattoestremiti italioti, ovviamente, tutto ciò non interessa.

Autore

Articoli correlati

Impostazioni privacy