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Ore 19:00.
Senato della Repubblica, si vota la fiducia alle unioni civili all’italiana.
Per certi versi una legge ‘storica’, perché da nulla che eravamo ora verremo ufficialmente riconosciuti dallo Stato, ma a che prezzo. La fedeltà, evidentemente simbolica, è alla base di qualsiasi sano rapporto di coppia e negarcela per iscritto, definendola ‘secondaria’ solo e soltanto per noi, è provocatoriamente gratuito, palesemente discriminatorio, solo apparentemente irrilevante e clamorosamente offensivo. Nonché subdolo, perché possibile ostacolo a quella ‘stabilità di coppia’ necessaria in ambito giuridico per poter abbracciare l’adozione. Non avevamo niente e ora abbiamo molto rispetto a prima, vedi reversibilità della pensione, mantenimento e cognome del partner, ma sono riusciti a toglierci la dignità affettiva, con tanto di decreto legge. Eravamo cittadini di serie B, invisibili per lo Stato, mentre ora siamo coppie ‘civilmente’ aperte, infedeli e lussuriose. Nulla di diverso rispetto a quelle sposate in matrimonio, se non per quell’infame marchio della bestia che a noi c’hanno affibiato. Distinguendoci dagli ‘altri’. Per iscritto. E allora non capisco come si possa festeggiare, questa sera, allo scoccare delle 19:00.

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