#DDLCirinnà, ecco i sei articoli chiave delle Unioni Civili gay all’italiana

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Sono essenzialmente sei, ovvero dal numero uno al numero 6, gli articoli che riguardano principalmente il mondo glbtq all’interno del DDL Cirinnà, che tra poche ore andrà incontro ai primi voti ufficiali al Senato.
Sei articoli da sintetizzare per fare anche un pelo di sana informazione, visto il delirio disinformativo che ha travolto il DDL nel corso delle ultime settimane.
Centrale l’articolo 1, che di fatto renderà concretamente REALI quelle coppie omosex ad oggi per la legge INESISTENTI. In Comune, grazie a questo articolo, tutte le coppie potranno registrare un contratto che definisca gli obblighi e i doveri dei componenti dell’unione civile.
L’articolo 2 sottolinea come si possa aggiungere il cognome di uno dei due al proprio o scegliere un solo cognome per la coppia.
Con l’articolo 3 la coppia gay va incontro al dovere di fedeltà, assistenza morale e all’obbligo di coabitazione. Grande novità la reversibilità della pensione, i congedi parentali e la graduatoria all’asilo nido.
In materia di successione ed eredità, grazie all’articolo 4, le unioni civili avranno gli stessi diritti delle coppie unite in matrimonio, mentre è con l’articolo 5 che entra in gioco la tanto chiacchierata stepchild adoption, che prevede la possibilità di adottare il figlio del partner. Tanto semplice e banale quanto fondamentale per le centinaia di famiglie omogenitoriali già esistenti nel nostro Paese.

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In caso di separazione, grazie all‘articolo 6, è invece previsto l’assegno di mantenimento, l’affido dei figli, il diritto di visita e l’assegnazione della casa. Se uno dei due componenti dovesse cambiare sesso, l’unione civile cadrà.
Quale epocale terremoto potranno mai portare questi sei articoli all’interno della cosiddetta ‘famiglia tradizionale’?
Se mai qualcuno dovesse trovare una credibile risposta, batta pure un colpo.

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Comments

  • Frederik 10 Febbraio 2016 at 16:19

    Chiedete ai figli

  • vinz 10 Febbraio 2016 at 14:33

    Trovo orrendo che si distingua tra unioni tra persone dello stesso sesso (non scrivo gay, perché il sesso non c’entra un cazzo) e di sesso diverso. In Italia se non si discrimina fino all’ultimo comma, non va bene.