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Jovanotti terremota l’Olimpico – perchè in Italia nessuno come lui

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In pochi giorni ho avuto il piacere di ammirare dal vivo, allo Stadio Olimpico di Roma, i due pezzi da novanta dell’attuale musica italiana.
Da una parte Tiziano Ferro, dall’altra Jovanotti.
Da una parte la voce, l’eleganza, il coraggio di esporsi; dall’altra il dinamismo, l’ecletticità, il coraggio di sapersi reinventare ed evolvere, sempre e comunque.
Da una parte un palco con schermi a ‘grattacielo’, dall’altra un palco monster con super schermo a forma di fulmine di 800 mq con definizione a 4K. Una cosa che non avevo mai visto in 20 anni di concerti.
Un doppio spettacolo tanto diverso quanto in entrambi i casi entusiasmante. Perché se Ferro ha regalato ai 100.000 dell’Olimpico (doppia tappa) tutti i singoli di una carriera ormai ultra decennale, il quasi cinquantenne Jovanotti ha spaziato per quasi 3 decenni, cantando, saltando, ballando e sorprendendo per due ore e mezza, finendo così per prosciugare ogni singola goccia di energia dei 65.000 spettatori presenti (tappa unica). Non solo un concerto ma uno show a tutti gli effetti, tra prologo video sci-fi con omaggio a Ornella Muti e guest star d’eccezione come Fiorello, Filippo Timi e Carlo Conti, a dir poco geniale nel lanciare Serenata Rap. Una fiumana di trovate, molte delle quali assurde, mixate ad una grafica meravigliosa, ad una cascata di luci e ad un montaggio in presa diretta da urlo. Nel mezzo, neanche a dirlo, di tutto e di più, tra cartoon e abiti pazzeschi, pieni di frange, paillettes (tra gonne e mantelli) ed eccessi da pop-rock star che solo lui, il pazzo Lorenzo Cherubini, avrebbe potuto indossare con tanta divertita disinvoltura. In un Olimpico gremito e tremante, il supereroe Jovanotti ha tramutato la serata in una sfiancante maratona discotecara (come abbia fatto a reggere quei ritmi non se sa), fulminando un pubblico clamorosamente variegato. Dai bimbi di 5 anni ai nonni di 70. Tutti a saltare come pazzi, in un afoso trionfo tecnologico che vedeva lui, Re Jova, unico ed assoluto protagonista. Un animale da palcoscenico, un one man show da salvaguardare nel solitamente ‘imbalsamato’ panorama musicale italiano, un cantautore nato rapper e diventato popstar che dal 1987 ad oggi ha cambiato pelle 1, 10, 1000 volte, sapendo prendere per i capelli quell’apparente debolezza, vedi la voce non eccelsa, per poi seppellirla sotto quintali di qualità (musicale, visiva, fisica, produttiva) che solo lui, ancora oggi, si può permettere di sbandierare con tanto conclamato egocentrismo. Da una parte Ferro, dall’altra Cherubini, così diversi eppure così simili, essendo entrambi il meglio della musica maschile italiana su piazza.

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