Nozze gay, l’arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin rompe un tabù: la CHIESA faccia i conti con la REALTA’

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La Chiesa deve fare i conti con la realtà. Ci dobbiamo fermare, guardare ai fatti e metterci in ascolto dei giovani. Non si può negare l’evidenza. La vittoria del ‘Sì è il segno di una rivoluzione culturale e sociale, in un Paese in cui prevale un’idea individualistica della famiglia e si smarrisce il concetto del matrimonio come elemento fondamentale di coesione sociale. Quanto è accaduto non è soltanto l’esito di una campagna per il sì o per il no, ma attesta un fenomeno molto più profondo, una rivoluzione culturale. E’ un cambiamento notevole i cui effetti concreti sono imprevedibili. Il matrimonio in chiesa è anche un matrimonio civile e le coppie gay che se lo vedranno rifiutare potrebbero ricorrere ai giudici accusandoci di discriminazione se il legislatore non mette dei limiti”. “La Chiesa deve chiedersi quando è cominciata questa rivoluzione culturale e perché alcuni al suo interno si sono rifiutati di vedere questo cambiamento. È necessario anche rivedere la pastorale giovanile: il referendum è stato vinto con il voto dei giovani e il 90 per cento dei giovani che hanno votato sì ha frequentato scuole cattoliche”.
Pensieri e parole di Diarmuid Martin, arcivescovo di Dublino che si è così espresso sulla tv irlandese dopo il rivoluzionario referendum che ha scosso l’Europa. Peccato che dal VATICANO, neanche a dirlo, fanno orecchie da mercante. Turandosi il naso e coprendosi gli occhi dinanzi al mondo che cambia.

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