Marina Rinaldi, la prima allenatrice trans d’Italia

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«Non capisco perché tutto ciò debba suscitare scalpore. Cosa c’è di strano? Non esistono omosessuali o transessuali, ma solo individui che fanno delle scelte personali che nulla hanno a che vedere con la propria attività e passione sportiva e non». «Ho da subito instaurato uno splendido rapporto con tutti i ragazzi della squadra. Con loro riesco a far emergere quello spirito materno che è in me e che non potrò mai realizzare diversamente. Ma nello stesso tempo rappresento per questi ragazzi una guida sicura e forte. Il calcio è un mondo per soli uomini ed eterosessuali? È un vecchio pregiudizio e io sono la prova che non è così».
Pensieri e parole di Marina Rinaldi, 33enne allenatrice del San Michele Rufoli, formazione salernitana che milita nel girone A del campionato provinciale di terza categoria.
Fino a 10 anni fa uomo, Marina è diventata donna ed ora allena una squadra di calcio. Senza alcun tipo di problema, tanto negli spogliatoi quanto nel paese che si trova vicino Salerno.
Una bella storia raccontata da Barinedita, che ha visto persino il parroco prendere le sue difese.
Sono stato io a presentare Marina come allenatore della squadra a tutta la comunità riunita in parrocchia e ai giovani calciatori. Lei e la sua famiglia erano già conosciuti da tutti come parte attiva della nostra parrocchia e quindi è stata accettata e accolta facilmente. Poi in una collettività c’è sempre chi è meno aperto e pronto alle critiche ma noi abbiamo rispettato le opinioni di tutti e chi non è stato d’accordo semplicemente si è allontanato dalla squadra‘.
Perché non esiste solo l’omofobia, fortunatamente. Chapeau.

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