Storica svolta alle OLIMPIADI: nessun paese omofobo potrà ospitarle

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Una giornata storica per il CIO Olimpico e per le associazioni dei diritti dei gay.
Pochi mesi dopo la vergogna di SOCHI, ricordata nei secoli e nei secoli come l’Olimpiade Invernale dell’Omofobia, il Comitato Olimpico Internazionale ha finalmente approvato la proposta di INCLUDERE la NON discriminazione riguardante l’orientamento sessuale tra i principi fondamentali da tenere in considerazione per poter ospitare un’Olimpiade.
Il comma 6 è così diventato: ‘Ogni forma di discriminazione nei confronti di un Paese o di una persona per motivi di razza, religione, politica, di orientamento sessuale o altro è INCOMPATIBILE con l’appartenenza al Movimento Olimpico‘.
Tutti quei Paesi che DISCRIMINANO apertamente gli omosessuali, di fatto, non potranno ospitare alcuna Olimpiade.
Oggi è un grande passo in avanti per le Olimpiadi, e in particolar modo per gli atleti, gli spettatori e tutti quei residenti dei paesi ospitanti che si identificano come gay, lesbiche o bisessuali‘, ha commentato Shawn Gaylord dell’associazione Human Rights First.
Regole che potranno impedire e di fatto IMPEDIRANNO una Sochi 2.0.
Le Olimpiadi estive del 2016 si terranno a RIO, in Brasile, mentre quelle del 2020 a Tokyo, in Giappone. Le Olimpiadi invernali del 2018 si terranno a Pyeongchang, in Corea del Sud. Nulla si può fare sulle edizioni già assegnate, ma molto si farà per quelle future.
Per ospitare le Olimpiadi invernali del 2022, ad esempio, sono in corsa Almaty e Pechino, ovvero Kazakistan e Cina, Paesi alquanto limitati nel campo dei diritti glbtq. Ebbene se vorranno abbracciare l’Olimpiade dovranno finalmente aprirsi, così come Roma e l’Italia che puntano al 2024, pena il vaffanculo a 5 cerchi.

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