Padova Pride Village – perché etero e gay possono coesistere

Condividi

Venerdì sera sono stato ospite del Padova Pride Village, arrivato alla sua settima edizione. Mai c’ero stato, anche se da anni cullavo l’idea di farci un salto, fino a quando non mi è arrivato l’invito per una chiacchierata sul palco al fianco di colui che da tempo lo padroneggia, Giusva Iannitelli. Per parlare di Spetteguless, di gossip, di cazzate, tra uno spritz e l’altro. Ed è qui che ho scoperto una realtà che definirei quasi ‘sorprendente’. Perché il PPV è aperto 5 giorni su 7. Dal mercoledì alla domenica. Perché il giovedì non si paga, con il mercoledì che costa 5 euro, il venerdì appena 6, la domenica solo 3 euro e il sabato, ma dalle 23:30 in poi, 15, con consumazione inclusa. Sempre gratis il parcheggio. Cocktail a prezzi abbordabilissimi.
Ma non è solo una questione di costi, contenuti e fattibili. Perché è chi ‘popola’ il PPV che mi ha stupito. Davanti a me, durante la chiacchierata avvenuta sul palco, c’era infatti un pubblico a dir poco eterogeneo. Tante famiglie, tante coppie di vecchietti, gay ed etero. Non bestie. Ma ragazzi gestibili, sul posto solo per divertirsi in compagnia. Pubblico che si è poi gustato un drag show durato un’ora abbondante, e indirizzato a Padova tutta. Un minimo di selezione è obbligatoria, mi hanno spiegato gli organizzatori, perché non esiste che ‘chiunque’ possa e debba entrare, giovedì escluso visto che le porte sono aperte a tutti. Ed è l’intera struttura che evidentemente ne guadagna. Perché si respira un’aria di serenità, al Padova Pride Village, di ‘normalità’, di pacatezza misto divertimento. Di sicurezza. Tanto all’esterno, dove si balla commerciale, si mangia, si beve, si fa il test hiv che in 15 minuti ti fornisce i risultati e si fanno acquisti di stampo glbtq, quanto all’interno dell’enorme sala ‘dance-house’, rinfrescata da una costante e meravigliosa aria condizionata. Merito della ‘fiera’ di Padova che ospita la manifestazione, concedendole bagni della madonna, una vicinanza pazzesca alla stazione dei treni (5 minuti a piedi) e alberghi a non finire nei paraggi. Immancabilmente il pensiero corre all’esperienza capitolina e a quel Gay Village versione kolossal che più di 10 anni fa più o meno così era. Aperto 7 giorni su 7, con tessera settimanale a prezzi stracciati e un clima di assoluta tranquillità per i gay che volevano passare una serata in compagnia. Poi qualcosa è immancabilmente cambiato. Le porte sono state giustamente spalancate, come avvenuto per l’appunto anche al PPV, ma senza predisporre quei filtri a dir poco necessari per garantire una reale coesistenza tra mondi distanti. Che non sono universo gay e universo etero. No, assolutamente. Bensì pianeta civile e pianeta incivile. Homo Sapiens e Homo Erectus. Esseri umani e terrificanti coatti. Persone pensanti e trogloditi. Soggetti, questi ultimi, che dovrebbero rimanre solo e soltanto tra i propri simili, a grugnire e ad accendere sigarette con le pietre, perché mai e poi mai potranno realmente convivere con chi appartiene ad altre galassie, per loro meritevoli di sfottò e intimidiazioni. Anche se OSPITI. Il PPV, o almeno quello da me visto e percepito venerdì sera, sembrerebbe averlo capito. Senza eccessi scenografici e con costi mostruosamente minori rispetto allo spettacolare Village romano, che in quanto a struttura non ha eguali in Italia, ma con quel dosato mix di ‘anime’ al suo interno che funziona. Perché bilanciato e costantemente tenuto d’occhio. Com’è giusto che sia.  Per non dire necessario.

Autore

Articoli correlati

Impostazioni privacy