Perché Looking è la migliore serie gay mai vista in tv

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Solo in un’occasione ha superato il mezzo milione di telespettatori a stelle e strisce, eppure Looking è andato incontro ad una più che meritata riconferma da parte della HBO.
Solo 8 le puntate della prima stagione, dalla durata di 30 minuti l’una. Poche, troppo poche vista l’alta qualità messa in campo, tanto da conquistare di diritto il titolo di ‘miglior serie gay’ che si sia mai vista in televisione. Senza troppi giri di parole.
Creata da Michael Lannan ed impreziosita nella maggior parte dei casi dall’elegante regia di Andrew Haigh, Looking ha avuto il merito di raccontare un mondo gay estremamente credibile e veritiero, con limiti e pregi del caso. Un Universo raffigurato in tutti i suoi possibili colori, che vanno dalla difficoltà nel trovare l’amore alla facilità estrema con cui fare sesso con uno sconosciuto, dalla complessità dell’interazione con i familiari nei confronti della propria omosessualità  all’imbarazzo lavorativo nel doverla affrontare, qui viste attraverso gli occhi di tre amici diversi eppure legati da un profondo affetto. Protagonisti ai quali si sono alternati personaggi secondari riusciti in poche puntate a ritaglirsi uno spazio concreto, una solidità introspettiva precisa e per questo funzionale alla trama. Dall’affettuoso Richie che chiama ‘Pato’ l’amato Patrick al fascinoso ma fidanzato Kevin che non riesce proprio a tenersi distante dal collega di lavoro, passando per l’anzianotto benestante Lynn che vorrebbe incrociare l’affetto di Dom, l’adorabile frociara Doris e il povero Frank, tradito dal ricco e viziato nonché pseudo artista Agustín.
Vite che si incontrano e si scontrano in una San Francisco che guarda con assoluta normalità al tema trattato, mai in modo voyeuristico e anzi in molte puntate quasi ‘casto’ da regista ed autori. Archiviate le prime necessarie puntate per ‘carburare’, Looking ha iniziato a correre dalla quarta in poi, suscitando emozioni che in un paio di episodi, vedi il magnifico 5° e l’ultimo, l’ottavo, hanno davvero toccato vette inattese ed insperate. Merito anche di un cast praticamente impeccabile, mai fuori luogo, studiato nei dettagli e in tutti i suoi volti in grado di arrivare al punto deciso, voluto e scritto in sceneggiatura, che scava con enorme capacità negli animi dei personaggi. Chiudendo così un cerchio in cui tutto funziona e nulla stride.
Praticamente un miracolo.
Peccato si debba aspettare il 2015 per rivedere Jonathan Groff & Co. sul piccolo schermo.
Peccato davvero. Perché già se ne sente la mancanza.

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