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Sanremo 2014 – giorno 3: diario giornaliero tra Solange, Enzo Miccio imbucato e Iva Zanicchi ‘in avaria’

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3° serata in arrivo per il Festival di Sanremo (dopo il flop di ascolti di ieri sera) e 3° appuntamento (qui il primo e qui il secondo) con il Diario quotidiano dall’Ariston firmato Angelo Rifino.
Ovvero il dietro del dietro del dietro del dietro del dietro le quinte del Festival, come non lo leggerete da nessuna altra parte. Vedere per credere…

Il sole su Sanremo stamattina mi ha svegliato molto presto. Dalla finestra intravedo il mare, le palme e le strade piene di persone, per cui decido di fare una passeggiata. Mentre camminavo (immaginatemi come J.Lo in “Love Don’t Cost A Thing”), la mia tranquillità viene interrotta da alcuni rumori poco soavi, quasi un coro. Voci forti, sempre più forti, insistenti e vicine. Mi concentro e le mie orecchie sentono una sorta di poesia in rima baciata: “Hai i capelli come il pazzo e ti piace tanto il …”. Indeciso sulla paternità di quei versi (o Boccaccio o Petrarca, non ricordo mai), mi volto, abbastanza scosso, e non credo ai miei occhi: gli Ultras de “Le Iene” rincorrono il povero Solange. Lui tenta di scappare da queste malelingue che insinuano insensate preferenze, ma poi ci ripensa, si ferma e rimane tra tutti quei bei maschioni. Quando je ricapita? Piuttosto la domanda sorge davvero spontanea: che cavolo ci fa Solange a Sanremo? Potrei chiederlo alla regina di tutti i matrimoni Enzo Miccio, incontrato ieri sera all’Ariston. Il buon Enz(in)o si è esibito nella specialità olimpica “prova ad entrare senza biglietto” ed è stato fermato da una domanda che mai nella sua vita avrebbe voluto sentire: “Scusi, Lei è?”. Ed ecco che la “miccia” si accese (il femminile è doveroso).

Evito di riportare lo scambio di dialoghi tra le due parti, ma per rendere l’idea vi basti pensare che Valeria Marini – a confronto – è una cameriera di sala alla fraschetta dal VIGNAROLO ad Ariccia. Anche durante la seconda puntata, il tema disoccupazione è stato molto presente. I due lavoratori disperati di martedì sera, hanno passato il testimone a colei che è in cassa integrazione dal 2002, colei che sulla busta paga alla voce “sede di lavoro” ha scritto “Il Bagaglino”, colei che può essere definita la più grande showgirl di tutta la Transilvania: Ramona Badescu. Adesso, non chiedetevi come io abbia fatto a riconoscerla, ma il mio regalarle un brivido con la richiesta di una foto, supera ogni tipo di beneficenza, e non c’è “Trenta ore per la vita” che tenga. Mi sono sentito molto buono. La serata procede con ritmi nettamente differenti dalla prima, tra un’immensa Franca Valeri e un Claudio Baglioni (mi confermate dalla regia che non era Renato Balestra?) che mi ha fatto buttare più lacrime di quando si sono sciolte le Lollipop. Dieci, cento, mille giorni di te, Claudio (ti amiamo, ma per amarti, ricordati, dobbiamo riconoscerti…basta botox dai, da bravo) Un applauso alle nuove proposte – esclusa Bianca (anche questa volta chiedo conferma del fatto che non fosse Monica Lewinsky? No, ok) – che nonostante si siano esibite ormai nella fascia di palinsesto riservata a Sottovoce di Marzullo, hanno superato a qualità dei brani metà dei big. Finita la seconda puntata, torno a casa spiegando a mia madre che Guglielmo Mariotto, che ha disegnato gli outfit sanremesi di Noemi, è lo stesso che fa il giudice a “Ballando con le Stelle”. Lei alle ore 2 di mattina ha la forza di chiedermi: ma è diventato prima giudice o prima stilista? Che è una di quelle domanda senza risposta, un po’ come la storia dell’uovo e della gallina. Prima di salutarvi e girovagare alla ricerca di nuovo scoop (chissà che fine ha fatto Solange!), vi lascio una perla, uno di quei titoli che mai avreste voluto leggere, un vero è proprio “fulmine” a ciel sereno: “Aereo in avaria. A bordo Iva Zanicchi”. Mi sento morire, ma Iva sta bene. Per esorcizzare la paura dovrò cantare per tutta la città…”Preeeeendi questa mano zingaraaaaa, dimmi pure – ci leggiamo domani con la quarta parte del mio diario da Sanremo – che destiiiiino avròòòò!”. By Angelo Rifino.

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