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Robbie Rogers torna a parlare del proprio coming out nel mondo del calcio

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Mi domando cosa sarebbe accaduto se avessi annunciato che sono gay continuando a giocare. Forse niente, forse i miei compagni del Leeds mi avrebbero dato una pacca sulle spalle e detto ‘bravo’. Ma i tifosi allo stadio non me l’avrebbero fatta passare liscia. E nel calcio ho incontrato allenatori che dicevano, ‘non passare la palla come un frocio’, per cui sono certo che non sarebbe stato facile”. “Il mondo del calcio è pieno di gente molto in gamba e tanti calciatori sono persone di grande umanità. “Ma può anche essere uno sport brutale che ti ferisce gravemente e ti distrugge. Forse molti dei tifosi non sono omofobi, ma credo che se avessi rivelato la mia omosessualità mentre ancora giocavo la cosa non sarebbe passata inosservata. Se avessi giocato bene, i fans e forse anche i media avrebbero notato che il calciatore gay gioca bene. Se avessi giocato male, sarebbe successa la stessa cosa e anche di più. Tutto avrebbe ruotato attorno alla mia omosessualità”. “Neanche gli allenatori loro sono apertamente omofobi. Ma quante volte li ho sentiti dire: ‘Non passare la palla come un frocio’. E allora desideravo mandarli affanculo, dire loro: che cosa c’entra? Che differenza fa, se sei gay o no, nel modo in cui passi la palla? Forse pensano che sia una spiritosaggine ma non c’è niente da ridere“.

Due mesi dopo il coming out a sorpresa con relativo addio al mondo del pallone, Robbie Rogers, 27enne ex centrocampista del Leeds, è tornato a parlare della sua diretta esperienza da GAY REPRESSO nel mondo del calcio professionistico, svelando lati tutt’altro che inediti e sorprendenti. Perché forse non esiste Universo più omfobo rispetto a quello del ‘soccer’, tra tifosi, calciatori e allenatori beceri cresciuti a pane, fregna, grattata de palle e scatarrata, a cui solo un’ONDATA di coming out potrebbe mettere freno. Un’ondata di cui purtroppo, ed è qui che casca l’asino, non se ne vede neanche lontanamente l’ombra. Detto ciò, bravo Robbie. Meglio tardi che mai. 

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