Proteste durante l’ANGELUS a Piazza San Pietro: condanniamo a morte l’omofobia

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Update: AGGIORNAMENTI DALLA PIAZZA. Dice Alessandro Gilioli: “Al momento siamo trattenuti dalla polizia di Stato in piazza San Pietro con Pasquale Videtta, Gianfranco Mascia, Mauro Lamanna, Valeria Abate e Simone Salis dopo pacifico e silenzioso innalzamento cartelli durante l’Angelus. I cartelli in quattro lingue dicevano solo: “sono le armi e non le unioni gay a minacciare la pace”. Ovviamente ce li hanno strappati (non con le buone, diciamo) e ora ci tengono educatamente qui. A fra poco“.

Replica Gianfranco Mascia: “L’Angelus è finito e siamo ancora sequestrati dalla Polizia di Stato. Dopo 40 minuti ci hanno liberato.  Io al poliziotto: ma perchè avete fermato noi e non gli altri che alzano cartelli? E lui: me l’ha detto il capo.  Quindi lei non l’ha letto? No, perchè che diceva? Che la pace non la danneggiano certo i Gay, come dice il Papa, ma i 3400 miliardi di dollari di fatturato delle armi di guerra. E lui: ha ragione“. Che dire. W l’Italia, la Polizia di Stato, e ovviamente W la Chiesa Cattolica.

Tam tam in rete, tramite social network.
La chiamata al sit-in che vola, tra Facebook e Twitter, per poi arrivare al ‘cuore’ del Vaticano.
Piazza San Pietro. Ore 12.
Angelus. Direzione finestra sul mondo.
Cuori inneggianti all’amore, contrari all’omofobia e all’ultima folle sparata papale.
Pochi ma buoni, pacifici e serenamente attivi, nel pretendere uguali diritti.
Scatti via Condividilove.
Che dire. Direttamente da Milano, e per quel poco che avrà smosso vista l’ignobile indifferenza mediatica nei confronti dell’omofobia vaticana, bravi ragazzi.

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