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Morire a 15 anni di omofobia

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Morire a 15 anni.
Uccidersi a 15 anni.
Impiccarsi a 15 anni.
Perché deriso, insultato, umiliato, sfottuto.
Solo e soltanto perché gay.
Si chiamava Davide (nome di fantasia). A scuola il suo soprannome era “il ragazzo dai vestiti rosa”. Su FB avevano aperto una pagina ad hoc per prenderlo in giro. A casa ‘non era capito’. Era solo. Un’insegnante martedì lo aveva ripreso perché stava usando lo smalto.
Attaccato anche dall’unica vera istituzione scolastica.
Il passo successivo è stato per lui tragico ed immediato. Si è impiccato, una volta tornato a casa, con una sciarpa, davanti al fratellino più piccolo.
Morire a 15 anni, per colpa dell’omofobia.
In un Paese che da ANNI non riesce ad approvare una legge ad hoc, sposata e presente in tutta Europa.
In un Paese che non ci considera, se non in campagna elettorale.
In un Paese che continua ancora oggi ad umiliare il ‘diverso’, anche nel centro della Capitale, autorizzandone implicitamente la ‘persecuzione’, che spesso parte proprio da quel Parlamento infame e bugiardo, che aizza odio e violenza.
Tanto da spezzare un’altra vita. Un’altra giovane vita di chi non voleva NULLA, se non vivere il proprio io, la propria persona, senza limiti di alcun tipo.
Se non fosse che Davide non è stato il primo e non sarà l’ultimo, purtroppo.
Ed è questa, tra l’indifferenza politica generale, l’amara verità che mi fa più imbestialire.

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