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Florence + the Machine incanta Milano – un concerto meraviglioso

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Da Santona a Papessa.
Due anni e mezzo fa la vidi live, alla Cavea dell’Auditorium. Era scalza, quasi timida, vocalmente perfetta. Era un prodotto indipendente, si conosceva poco. Ora è un fenomeno di massa, commerciale, ed è cresciuta a tal punto dall’aver ipnotizzato il Mediolanum Forum meneghino, in estati per circa 100 minuti dinanzi a quella che potremmo e dovremmo definire la PERFEZIONE.
Scenica, vocale, musicale.
Florence Welch è diventata qualcosa di inimmaginabile.
Il concerto che ieri sera ha tenuto insieme ai suoi STREPITOSI Machine, a Milano, è stato qualcosa di difficilmente ‘descrivibile’.
Scenografia anni 20, due coriste e un corista, schermi a specchio, sul palco un’arpa, l’immancabile organo. Treccia rossa raccolta, vestito Gucci, niente scarpe, un microfono, un tamburo alle sue spalle.
Florence sembra uscita dal Grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald. Come per magia torniamo indietro nel tempo, di 100 anni.
Lei è lì, spiritata, pazza, esaltante, quasi in trance mistico-musicale.
Apre le braccia, benedice il pubblico. Danza durante la sua cerimonia musicale. Salta sul palco con grazia, è una furia, non si stanca mai. Non sta mai ferma. Basta una mano per tenere in pugno i 15.000 del palazzetto. Poi apre bocca, ed incanta. Quella voce è tutto. Il pre-rec non esiste, lo strumentale è sempre dietro l’angolo. Florence Welsh è puro talento. Tocca note da brivido, spezza l’aria, è puro magnetismo.
Ti travolge con la sua forza, la sua solarità, la sua voce, che ti prende e ti scuote. Si dimentica le parole di una sua canzone, si ferma. Inizia a ridere come una bimba di 8 anni a cui hanno dato una barbie. Gioca con il pubblico, chiede scusa per l’imbarazzante inconveniente. E ricomincia. A far musica, a sprigionare note, ad incamerare estasi ed ammirazione.
Se desse vita ad una setta, Florenciology, avrebbe milioni di adepti.
Vedere   Florence Welch live, che voi la amiate oppure no, è altro, è oltre.
Nel mondo della musica femminile, dal rock al pop, oggi come oggi non ha rivali. Perché a lei non servono ballerini, scenografie monster ad incastro o effetti speciali per sbalordire. Tutto quello che le serve è un palco e un microfono. Cantante di altri tempi, e di altro spessore rispetto alla media di oggi, per un pubblico sempre più vasto che ha iniziato a seguirla, ad amarla, e a credere in lei. Dio + the Machine.

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