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CIVIL PARTNERSHIP e MATRIMONIO GAY: in che direzione sta andando il PD?

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Renzi vs. Bersani.
Presunto nuovo contro pseudo vecchio.
Il centrosinistra italiano ruota ormai attorno a quest’inedita sfida, che il sottoscritto osserva con terrore.
Perché DETESTO Matteo Renzi, mentre APPREZZO Pierluigi Bersani.
Se il primo è un MINI-Me berlusconiano, il secondo paga a caro prezzo il senso del RIDICOLO di un partito composto da tante anime quante sono le palle degli elettori che da anni girano vorticosamente a vuoto. In questa sorta di GUERRA interna tra pretendenti alla guida del Paese, trovano spazio anche i DIRITTI e i rappresentanti GAY del partito stesso. Che sono POCHI, celebri e riconoscibili. Ovvero Ivan Scalfarotto, Anna Paola Concia e lo stesso Aurelio Mancuso.
Ora, direttamente da GAY.TV copio-e-incollo una lettera firmata Daniele Viotti, portavoce di “Vorrei ma non posso – Campagna per il matrimonio omosessuale in Italia” e militante PD, che il qui presente sottoscrive PAROLA per PAROLA.
Perché dinanzi ad una società che NON sta cambiando ma è GIA’ cambiata, il più grande partito del centrosinistra italiano, leggasi Partito Democratico, è ancora qui a parlare di CIVIL PARTNERSHIP, fuggendo di fatto dal ‘PERICOLOSO’ ma LEGITTIMO obiettivo del matrimonio per persone dello stesso sesso. E con i suoi rappresentanti gay inspiegabilmente in prima fila, incredibile ma vero, e al fianco della tanto criticata Rosy Bindi. Qualcosa non torna.

Ieri Ivan Scalfarotto ha fatto il suo endorsement per Matteo Renzi con una lettera e poi un post in cui spiega come, nonostante lui sia a favore del matrimonio omosessuale, bisogna “semplificare” e quindi per ora va bene la civil partnership sul modello inglese. Giusto per “semplificare” sono un po’ le stesse cose che sento ripetere da Aurelio Mancuso e da Anna Paola Concia su Bersani e sul “modello tedesco”. Mi scuseranno Paola, Ivan e Aurelio ma non posso non dire che ogni volta che ascolto queste cose sento in sottofondo un rumore di unghie sugli specchi.

Ovviamente tutti e tre hanno una storia e una competenza in tema di diritti civili che parlano da soli e di assoluto rispetto. Ma vorrei dire che non basta la storia, serve anche un obiettivo alto. Non basta la competenza serve anche rappresentanza. Le posizioni di Concia, Scalfarotto e Mancuso sono del tutto legittime, e in qualche modo anche comprensibili, ma, purtroppo, non rappresentative. Oggi tutto il movimento LGBT italiano e, soprattutto, tutta la comunità lesbica e gay chiede in modo unitario e definitivo una sola cosa: il matrimonio ugualitario, cioè l’allargamento del matrimonio civile anche alle coppie omosessuali. Quindi io penso che chi, nel Partito Democratico, conduce delle battaglie sui diritti civili dovrebbe assumere quella posizione. Assumerla, difenderla, sostenerla e non abbandonarla. Almeno in questa fase. Anzi soprattutto adesso che il PD discute non solo di chi dovrà guidare la coalizione ma anche per fare che cosa.

Da umile militante che cerca rappresentanza mi sarei aspettato la costituzione, non dico di una corrente o di una mozione, ma almeno di un gruppo di pressione unitario che raccogliesse intanto tutte le lesbiche e i gay del PD e poi coalizzasse intorno all’idea del matrimonio ugualitario le donne e gli uomini del PD più laici e favorevoli. Con un lavoro che doveva partire dai singoli circoli. E che, naturalmente, doveva dare ospitalità anche alle posizioni del movimento che chiedono di essere rappresentati nel PD.
Mi si spiega che accettare, sin da ora, le unioni civili sia un fatto di realismo. Io la considero rassegnazione. Ma poniamo pure che nel 2013, cioè nel primo anno di insediamento, un governo di centrosinistra introduca una legge sulle unioni civili, quella legge arriverebbe dopo quattordici anni dall’introduzione del PACS in Francia, dopo dodici anni dall’introduzione dell’Eingetragene Lebenspartnerschaft in Germania, dopo nove anni dall’introduzione del Civil Partnership in Gran Bretagna. E il 2013 sarà anche l’anno in cui in Francia e, probabilmente, in Gran Bretagna verrà introdotto il matrimonio ugualitario. E allora che progresso sarebbe portare il nostro Paese su un istituto introdotto molti anni fa e che sta per essere abbandonato dagli altri paesi?
Cioè: negli altri paesi si sta realmente introducendo il matrimonio ugualitario mentre nel più grande partito del centrosinistra il tema, e anche solo la parola, sono totalmente cancellati. Nessuno più ne parla, se non come aspirazione personale senza che questa, però, si inveri in una proposta di dibattito.

Bersani e Renzi hanno dichiarato che sono d’accordo con le unioni civili e tanto basta. Ma qualcuno ha chiesto a Bersani e a Renzi se, almeno in via teorica, sono d’accordo con il matrimonio omosessuale? Se le loro prudenze e i loro buoni propositi sono dettati solo da convenienze politiche oppure se in cuor loro ritengano comunque sbagliato l’allargamento del matrimonio civile anche alle coppie omosessuali? Non che una cosa sia migliore dell’altra, ma almeno avremmo le idee chiare su cosa ne pensano.

Il dibattito sulle unioni omosessuali che il PD sta svolgendo è, a mio avviso, troppo chiuso nelle sale delle direzioni e delle assemblee nazionali e non coinvolge, in nessun modo, la base (come si sarebbe detto una volta) a cui dovremmo chiedere di dare un contributo e di esprimere un’opinione (che secondo me sarebbe sorprendente). E il duro lavoro che Concia, Scalfarotto e Mancuso stanno conducendo rischia, nonostante lo straordinario impegno, di essere non rappresentantivo non solo del pensiero della comunità ma neanche dei militanti e degli elettori del nostro partito.
Apriamo il dibattito, riportiamo il tema del matrimonio ugualitario al centro del confronto nel nostro partito. Tutte e tutti insieme.

Daniele Viotti
Portavoce “Vorrei ma non posso – Campagna per il matrimonio omosessuale in Italia” e militante PD
www.vorreimanonposso.org

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