Ancora un pestaggio omofobo a Roma (con Imma Battaglia che si riscopre paladina dei gay)

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Ancora botte.
Ancora omofobia nella Capitale.
Ancora violenza nei confronti di chi non ha fatto NULLA, se non essere omosessuale, come riporta LaRepubblica.
Sono le 5 del mattino, un ragazzo compra delle sigarette ad un distributore automatico, in zona Ponte Lungo. Qui viene affiancato da due uomini, che lo aggrediscono. Lo insultano, urlandogli ‘frocio di merda’. Ma non finisce qui. Perché uno lo tiene fermo, mentre l’altro lo prende a pugni, provocandogli con l’anello che portava al dito alcune escoriazioni sotto un occhio.
E’ Di Gay Project a denunciare il fattaccio, che è a dir poco avvilente e che posso confermare nella sua triste dinamica, perché il ‘pestato’ in questione è un conoscente.
Siamo di fronte all’ennesima aggressione omofoba che va ad aggiungersi a quelle di questi giorni, sempre più frequenti. Roma è ormai teatro di troppe violenze. Le dimostrazioni di solidarietà alle vittime non bastano. E’ venuto il momento di dare priorità alla questione sicurezza in tutte le sedi competenti: a cominciare dall’amministrazione della città, che deve rafforzare la vigilanza e i controlli, fino al Parlamento, affinché approvi finalmente una legge contro l’omofobia, che garantisca pene più severe quando le aggressioni riguardano pregiudizi omofobi“. Parole di Imma Battaglia, ovvero colei che dinanzi ad un Gianni Alemanno da poco eletto Sindaco e all’identico numero di aggressioni, pochi anni fa, disse che Roma NON era omofoba (“sono aggressioni frutto di posizioni MARGINALI“), e che il problema in sostanza non sussisteva, per poi arrivare addirittura a DIFENDERE il Governo di Centrodestra, sottolineando come GIUSTAMENTE non potesse occuparsi dei gay, perché le VERE PRIORITA’ ERANO ALTRE (qui un post e qui un altro). Ma il vento è cambiato, il centrodestra è al tramonto e le elezioni cittadine si avvicinano, Nicola Zingaretti si è ufficialmente candidato CONTRO il Sindaco fascio (certo di perdere e da lei più volte DIFESO, qui il post più clamoroso di tutti), e il trasformismo politico in salsa glbtq è tornato tra noi. Adesso Roma è violenta, c’è un problema omofobia, e bisogna intervenire. Adesso. Prima no. Siamo a La Sai l’Ultima.
Finito ovviamente in ospedale, al ragazzo aggredito hanno diagnosticato una prognosi di cinque giorni, mentre ad aiutarlo legalmente sarà l’avvocato del Di Gay Project, ovvero Nicola Bramante. L’associazionismo gay romano torna quindi a mettere CAPPELLI sulle vittime di turno. Il primo che LANCIA la notizia fa suo il ‘caso’, con tutti i risvolti mediatici conseguenti. Un aggredito se lo prende il Mieli, l’altro il Gay Center, l’altro ancora l’ArciGay, senza ovviamente dimenticare il DiGay Project. Tanto a Roma ce n’è davvero per TUTTI, visto il numero delle aggressioni, e ultimamente con cadenze quasi settimanali.
Ciò che ne rimane, oltre all’ennesimo indegno pestaggio, è l’avvilente realtà romana di questi ultimi ANNI (e non mesi, cara Imma Battaglia).
Sempre più far west, sempre più pericolosa, sempre più ingestibile e in mano a totali incompetenti.
Perché i soliti inutili e fastidiosi ‘attestati di solidarietà’, cari politici tutti e pseudo associazioni gay dei miei stivali (in perenne conflitto tra loro per 3 righe in più sul quotidiano del mattino), ce li sbattiamo al cazzo.
Qui bisogna intervenire, subito, e senza pensare ad ipotetici tornaconti personali, prima che ci scappi il morto. Un’altra volta.


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