Spetteguless intervista Lorenzo Balducci

Condividi

A breve in sala con Good as You (qui la mia recensione), Lorenzo Balducci ha rotto il ‘silenzio stampa’ che si era volutamente imposto negli ultimi due anni con un’intervista a Il Venerdì de LaRepubblica. Proprio venerdì ve ne parlai, sottolineando il coming out ‘velato’ dell’attore, poi costretto a rispondere alle immancabili domande sul padre. Stuzzicato da quella prima parte di intervista, ho provato ad intervenire direttamente sull’argomento, intervistando Lorenzo  (grazie ad un ‘intermediario’), a dir poco disponibile ed estremamente gentile nel rispondere alle mie domande. Che NON si occuperanno del rapporto con il tristemente celebre papà, bensì del suo percorso recitativo ed introspettivo in questi ultimi 24 mesi. Della sua omosessualità e della sua accettazione, del suo passato e del suo presente sentimentale. 9 risposte articolate che infrangono un tabù. Perché anche in Italia si può essere attori e ‘tranquillamente’ omosessuali. Parlandone apertamente, e in assoluta ‘normalità’.

Partiamo dalla fine, ovvero dall’intervista apparsa su Il Venerdì di LaRepubblica. La tua prima intervista dopo un lungo, lunghissimo silenzio, in cui affronti temi apparentemente inediti come quelli legati all’omosessualità. Un’omosessualità da te mai negata e/o nascosta, e presto al cinema nuovamente interpretata grazie al film Good as You. Perché hai deciso di tornare a parlare. Ora, e non prima. Non un anno fa, non due anni fa, quando uscì Due vite per caso. Cosa è intimamente successo in questo lasso di tempo. Come è cambiato Lorenzo Balducci, sia come attore che come uomo, in questi ultimi 24 mesi.

Dopo una serie di eventi mi sono ritrovato a dover affrontare un percorso, a volte molto duro, in cui ho deciso di mettermi seriamente in discussione, forse per la prima volta.
Ci sono voluti due anni per poter riacquistare la serenità e la consapevolezza che adesso ho di me. Come uomo mi sento cambiato. Il desiderio e la voglia di essere trasparente, ai miei occhi e a quelli degli altri hanno avuto il sopravvento.
Vivo serenamente la mia omosessualità da quando ho 21 anni. Ma solo da qualche tempo ho capito che potevo parlarne anche in un’intervista. Non sento il bisogno di dichiararla. Non è il mio biglietto da visita. Semplicemente sono io. Come attore, ho capito che il mio talento non aveva bisogno di essere macchiato da una serie di raccomandazioni. Raccomandazioni che non ho mai desiderato ma che, quando c’erano, non ho quasi mai avuto il coraggio di rifiutare. In alcuni casi non sapevo neanche di averle ricevute. È stato abbastanza scioccante scoprire alcuni dettagli dalle intercettazioni. Se ho ancora fiducia in me stesso, come attore, è perché so’ d’aver costruito tanto anche da solo. Film come “2viteXcaso”, “Ma che colpa abbiamo noi”, “Le cose che restano”, “Good As You” e tanti altri, sono la prova che molti registi mi hanno scelto perché volevano me.

Good as You, dicevamo. Film low budget, targato Mario Mieli, tratto da una piece teatrale, ed ora ‘gay-comedy’, con tutti i pregi e difetti del caso. Puoi dirmi cosa ti ha realmente affascinato di questo progetto. Come e quando sei stato coinvolto. Quanto è stato complicato reperire finanziamenti per un titolo simile. E soprattutto. Bacia bene Enrico Silvestrin?

Mariano, il regista del film, mi ha contattato un anno fa e mi ha provinato per il ruolo di Adelchi. Ho accettato di farlo perché, per la prima volta, un film italiano raccontava la comunità gay libera dal disagio, dal bisogno di essere accettata, riconosciuta. Questa realtà, tra le tante, esiste per fortuna e io la vivo quotidianamente, perché non raccontarla?
Non ho mai avuto dubbi su questa scelta. Il film è una produzione low budget, abbiamo avuto il sostegno e l’aiuto del circolo Mario Mieli e della comunità gay romana. Non so’ dirti se sia stato facile o difficile ottenere i finanziamenti ma posso dirti con certezza che Enrico Silvestrin bacia bene. 😉

Tornando seri, permettimi una critica relativa alla pellicola, che il sottoscritto ha trovato in parte divertente, ma soprattutto eccessivamente superficiale. Hiv, affettività lampo, omogenitorialità mordi e fuggi. Non pensi che temi così delicati e oggettivamente complessi meritino un trattamento più particolareggiato, anche all’interno di una commedia?

E’ un questione di punti di vista. Il film è un provocatorio, irriverente e realistico spaccato della vita gay. Non abbiamo la presunzione di dover raccontare l’intera comunità e tutte le problematiche che la riguardano. E’ la storia di otto personaggi, diversi l’uno dall’altro, alla ricerca di un equilibrio individuale e sentimentale. Le tematiche delicate all’interno di Good As You sono, a mio avviso, la prova che la vita merita di essere vissuta con tutto l’entusiasmopossibile malgrado ogni difficoltà.
Non restano in superficie ma accompagnano gli otto protagonisti, nell’arco della storia, con il giusto peso che questa commedia ha deciso di dargli.

Neanche 30 anni all’anagrafe, eppure già da 11 anni ‘attore’ di cinema. E’ il 2001 quando ti fai conoscere grazie a Pupi Avati con I cavalieri che fecero l’impresa. Com’era il Balducci attore del 2001, com’è il Balducci attore di oggi, nel 2012, e come vedi il Balducci attore nel 2022.

Nel 2001 ero un 18enne inquieto, innamorato del Cinema. Quell’anno, sul set di una fiction con Luca Barbareschi la mia passione per la recitazione si stava trasformando in una realtà a cui sentivo di appartenere fortemente. Oggi sono un attore, sempre inquieto, ma più consapevole delle mie potenzialità e dei miei limiti. Nel 2022…. non ne ho la più pallida idea. Continuerò a fare l’attore o almeno lo spero. Mi piacerebbe lavorare ancora all’estero. Ho vinto un premio a San Francisco per Due vite per caso che  consiste in una borsa di studio nella scuola di Susan Batson a NYC. Quello potrebbe essere un punto di partenza.

In rete, sul Tubo, come immagino tu ben saprai, ci sono dei video in cui balli all’interno di una piscina vuota. Puoi spiegarci il ‘perché’ di quei filmati. E soprattutto, dove e quando nasce la passione per la musica e per la danza. Che ci sia un musical alle porte?

Nessun musical alle porte. Purtroppo. Quei video sono una parte di me, così come la musica e la cultura pop. Mi sono innamorato di Madonna nel ’98 con Frozen e da allora l’ho sempre adorata. E’ una vera ispirazione per me anche per il mio lavoro di attore. E poi adoro Glee e mi piace la filosofia del telefilm. Guardandolo ho capito che volevo fare qualcosa di simile anche io, senza paura di mostrarlo agli altri. Di solito invece sono molto timido.

Cinema e omosessualità. O meglio, attori ed omosessualità. Da sempre un tabù. Da decenni viviamo con il cliché che se vuoi lavorare in quest’ambiente, devi fingere. Sei gay? Splendido, vivi pure la tua vita ma in silenzio, perché non devi farlo sapere al pubblico. Ora io mi chiedo, possibile che ancora oggi, nel 2012, dobbiamo mandar giù un simile luogo comune? Credi che ci sia effettivamente del vero, che il dichiararsi ‘omosessuale’ possa troncare la carriera di un attore, come successo negli anni 90 a Rupert Everett, o la situazione è finalmente cambiata, maturata, evolvendosi in meglio.

E’ cambiata la situazione in Italia???
Alcuni attori si sono rifiutati di fare il provino per G.A.Y, vista la tematica, ma voglio sperare siano stati fatti dei passi avanti. Sono anche certo del fatto che vedrò delle porte chiudersi in ambito lavorativo. Pazienza, se ne apriranno altre. Da qualche parte bisogna iniziare. Se nel “non nascondere” o “non negare” la mia omosessualità sono solo, o con pochi, non posso di certo cambiare le cose. Ma se tutti gli attori, le attrici, gli sportivi, etc. non nascondessero la loro vera identità, allora forse l’Italia egli Italiani si sveglierebbero. Io rispetto il silenzio degli altri, ma non lo condivido.

Matrimonio gay, coppie di fatto, legge contro l’omofobia, adozioni. Legittimi diritti mancati per il movimento glbtq nazionale, richieste folli ed inopportune per buona parte del centrodestra italiano, appoggiato dal 99% della Curia Vaticana. Scegli dove stare e perché.

Sono nell’unica parte dove tutti dovrebbero stare. Quella del giusto. Quella della libertà e dei diritti di tutti. Matrimonio? Unione civile? Chiamatelo come volete. Io voglio condividere casa con il mio compagno e non avere nessun problema burocratico. Voglio essere con lui se dovesse avere dei problemi di salute e stare sul letto d’ospedale.
Certo, l’idea di fare una piccola cerimonia, con le persone più care, mi fa sorridere. Del resto è un giorno di festa anche quello. Ma per fortuna non ho bisogno di una chiesa.
Legge contro l’omofobia? Mi fa ridere pensare che in un paese come l’Italia ce ne sia bisogno.
Poi guardo un telegiornale, leggo un quotidiano o semplicemente ascolto il racconto di un amico e allora sento che quella paura va tutelata in qualche modo. E si, mi vergogno, anche se non vorrei, del mio paese.

Un film, un regista, una canzone, una/o cantante, una città, un attore, un’attrice, un libro, un ricordo. Elencameli.

Shining “Stanley Kubrik”
Bitter Sweet Simphony
Madonna
Michael Fassbender
Kirsten Dunst
Christiane F. “Noi ragazzi dello zoo di Berlino”
NYC
Ricordo Ottobre 2010
Messico da solo davanti al lago di Chapala, fissavo l’orizzonte malinconico e mi chiedevo cosa
avrei fatto della mia vita.

Finiamo, promesso. Sei sentimentalmente appagato, per non dire ‘addirittura’ felice, in questo preciso momento della tua vita?

La risposta è Si, sono sentimentalmente appagato. Anzi, felice.

Grazie mille Lorenzo.

Autore

Articoli correlati

Impostazioni privacy