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E’ morto il giovane gay cileno massacrato dai neonazisti

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Daniel Zamudio è morto.
Cileno, 24enne, Daniel è stato massacrato di botte da un gruppo di neonazisti lo scorso 10 marzo. Per oltre sei ore queste bestie l’hanno torturato, e solo e soltanto perché gay. Via un orecchio, gli hanno bruciato una gamba, inciso delle svastiche sul petto e su una spalla, utilizzando dei cocci di bottiglia, lo hanno preso a sassate sulla testa, per poi inondarlo di calci e pugni.
Da giorni ricoverato in ospedale, Daniel non ce l’ha fatta.
Trovati e carcerati, gli aggressori rischiano ovviamente l’ergastolo.
Il portavoce del Movimento di integrazione e liberazione omosessuale cileno Jaime Parada ha ribadito al giornale El Mostrador che Zamudio «è una vittima dell’intolleranza, dell’omofobia e dell’odio che certe persone coltivano» e che coloro che non hanno voluto una legge antidiscriminazione «sono i primi discriminatori». Parole forti, che noi italiani potremmo sposare ed appoggiare. Possibilmente prima che ci scappi un altro morto. Perché chiunque dice NO ad una legge contro l’omofobia, motivando il proprio rifiuto con deliranti giustificazioni velatamente omofobe, non fa altro che alimentare odio e disprezzo nei nostri confronti. Armando indirettamente quei tanti delinquenti che non aspettano altro. Per entrare in azione ed uccidere. Oggi è successo a Daniel Zamudio, domani potrebbe capitare ad ognuno di noi. Perché l’omofobia c’è, e DEVE fare paura.

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