Hold It Against Me di Britney Spears: ecco il VIDEO UFFICIALE

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14 giorni di teaser video per regalarci cosa?
Un backstage.
Diciamocelo subito.
Nel suo complesso l’atteso video ufficiale di Hold It Against Me è un’enorme delusione.
Un frullatore di immagini montate A CAZZO e inutilmente alla velocità della luce per riuscire a non inquadrare più di tanto la VERA protagonista, ovvero l’immobilità che ha ormai conquistato la Sora Spears.
Come detto ieri, commentando a caldo i 30 secondi anticipati da Mtv, ci ritroviamo dinanzi ad una Britney diversa dal passato, ormai realmente arrivata ad una svolta, perché incapace di ballare.

Quei pochi movimenti che con SFORZO e con FATICA porta avanti sono semplici, basilari, e non superano MAI il SECONDO. Braccia e piedi, senza osare troppo, e con un montaggio che TAGLIA nei momenti clou, onde evitare di mostrarci ancor di più il CEMENTO che quasi la obbliga a non ALZARE i piedi da terra.
Legata, quasi narcotizzata, faticosamente mobile, è la nuova Spears, incredibilmente ancor più inutile di prima e qui quasi NASCOSTA da Akerlund, che ce la mostra nello stretto indispensabile. E pensare che per  SETTIMANE si è parlato dell’EPICA coreografia, che ha visto impegnata giorno e notte la povera Britney, esausta dall’impresa. Ma dove? E se stai messa così in un VIDEO, possiamo solo immaginare un ipotetico LIVE.

Ogni tanto ecco arrivare A BUFFO la bocca rossa alla ROCKY HORROR (o alla Spetteguless se preferite), con Britney STELLA che precipita sulla terra (Eh, X-Factor?) perché tanto modesta, Britney parruccona, Britney campagnola che se acchitta da truzza per andà  al centro commerciale di sabato pomeriggio, Britney lottatore di sumo che lotta contro se stessa, Britney accerchiata dai microfoni perché ossessionata dal ricordare sempre e comunque l’ossessione che hanno i paparazzi nei suoi confronti, Britney mignotta che si fa slinguazzare, Britney che cade ma si rialza (ma non si era già ‘rialzata’ con Circus? Sta metafora della rinascita dopo la follia ce la vorrà riproporre ad ogni album?), Britney che sfacciatamente smarchetta il suo profumo e se fa pagà dalla Sony in un tripudio di product placement (che Akerlund spiattellò anche in Telephone di Lady Gaga), il tutto condito da una regia capace ma isterica, caciarona, da mal di testa lancinante, che giustamente conclude il tutto nell’unico modo possibile, ovvero con un punto interrogativo.
Della serie “ma che cazzo avemo fatto“?


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