Diario di bordo: giorno 6

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Londra.
Una vita ad immaginarla, ed ora eccola qui, in tutte le sue contraddizioni.
Architettonicamente pazzesca, mostruosamente enorme, straordinariamente collegata, con fermate della metropolitana ad ogni angolo possibile ed immaginabile, maledettamente ‘free’ e multietnica, con quartieri gay e locali a luci rosse in pieno ‘centro’, incredibilmente ‘educata’e sicura, eppure così grigia, depressa, piovosa, fredda, e soprattutto schizofrenica, caotica, frenetica, veloce.
A Londra tutti corrono, tutti hanno fretta, ti investono sul marciapiede con le loro spalle, con le borse, le buste della spesa, vanno a passo spedito, e sono tanti, tantissimi, oltre 12 milioni di RESIDENTI, senza considerare quindi l’enorme afflusso di turisti. Perfettamente ‘british’ di giorno, silenziosi, solitari, composti e servizievoli, al calar della notte i londinesi si scatenano, trasformandosi in autentiche bestie assetate di alcool. Urlano, cantano, sbiascicano, con donne vestite come autentiche MIGNOTTE, con minigonne girofica, tacchi in mano e PIEDI SCALZI, a camminare BARCOLLANDO come nulla fosse in mezzo alle pozzanghere GHIACCIATE, trangugiando vodka come fosse acqua frizzante. 
Qui tutto si trasforma, ciò che affascina di giorno muta con l’arrivo delle tenebre, incrociando il paradosso di uno skyline che invece GUADAGNA punti con il calar del sole, perché UNICO e straordinariamente affascinante. 
Londra è maledetta. Da una parte ti conquista, con il suo offrirti CULTURA in maniera quasi inesauribile, tra mostre, teatri, musical e cinema,  mentre dall’altra si fa detestare. Svegliarsi con il cielo grigio e le nuvole quasi tutti i giorni, abituarsi a quell’insopportabile pioggia fina e insoddisfatta che non ti da tregua, con un vento gelido che ti porta via con se’, facendoti prima stuzzicare di tutto e di più, perché ad OGNI angolo c’è CIBO, da ogni parte del mondo e a prezzi stracciati, da mangiare con gusto ed ingordigia. 
L’ho sognata per una vita, ed ora ce l’ho qui, è reale. E’ Londra.
Una città in cui NON potrei MAI vivere, anche se mi piacerebbe abituarmici.  

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